22 Maggio 2026

Italia maglia nera dell’innovazione: pochi laureati STEM e scarsi fondi alla ricerca

Il Global Innosystem Index 2026 di Teha colloca il Paese al 31esimo posto nel mondo. Pesano i ritardi strutturali su scuola e investimenti, nonostante le eccellenze nel supercalcolo e nell'export L'Italia si posiziona al 31esimo posto globale per capacità di innovazione, secondo i dati del Teha Global Innosystem Index 2026 presentati al 15° Technology Forum…
22 Maggio 2026

Il Global Innosystem Index 2026 di Teha colloca il Paese al 31esimo posto nel mondo. Pesano i ritardi strutturali su scuola e investimenti, nonostante le eccellenze nel supercalcolo e nell’export

L’Italia si posiziona al 31esimo posto globale per capacità di innovazione, secondo i dati del Teha Global Innosystem Index 2026 presentati al 15° Technology Forum di Teha Group. Il nostro Paese rimane nelle retrovie della classifica che monitora 49 nazioni, conquistando una preoccupante “maglia nera” causata principalmente da due storici nodi strutturali: la carenza di laureati nelle discipline scientifiche (STEM) e i finanziamenti insufficienti destinati al sistema scolastico e universitario.
Il divario con le vette mondiali è netto. Singapore guida la classifica globale grazie a investimenti massicci e mirati, seguita sul podio da Israele e Regno Unito, modelli di riferimento per la capacità di trasformare le idee in valore economico.
Un ecosistema a due velocità: eccellenze isolate
L’analisi di Teha Group evidenzia un’Italia fortemente polarizzata. Da un lato il Paese esprime picchi di eccellenza riconosciuti a livello internazionale:
  • Ricerca accademica: la qualità delle pubblicazioni e degli scienziati italiani resta ai vertici.
  • Export competitivo: l’industria manifatturiera e tecnologica mantiene una forte proiezione sui mercati esteri.
  • Supercalcolo: l’Italia vanta infrastrutture di calcolo avanzate tra le più potenti al mondo.
I ritardi strutturali che frenano la crescita
Dall’altro lato, questa spinta innovativa viene frenata da barriere sistemiche che limitano il potenziale di crescita del Paese. L’Indice valuta i 49 Paesi attraverso cinque macro-dimensioni (capitale umano, risorse finanziarie, innovatività, attrattività ed efficacia dell’ecosistema), evidenziando i punti deboli italiani:
  • Fondi insufficienti: il livello degli investimenti pubblici e privati in Ricerca e Sviluppo (R&S) è significativamente inferiore rispetto alle altre potenze globali.
  • Crisi del capitale umano: le università faticano a formare un numero sufficiente di specialisti e il Paese fatica ad attrarre talenti dall’estero.
  • Competenze STEM: il deficit di laureati in scienze, tecnologia, ingegneria e matematica penalizza il trasferimento tecnologico verso le imprese.
Senza un’inversione di tendenza nei finanziamenti scolastici e industriali, l’Italia rischia di rimanere spettatrice della transizione tecnologica globale, incapace di trasformare la sua ottima ricerca di base in un motore di sviluppo economico diffuso.