Per giorni abbiamo decantato proprio questo. Un Indian Wells assolutamente impronosticabile. Per nottate intere, addetti ai lavori come il pubblico oltreoceano, s’è sempre avuta la netta sensazione che qualcosa di grosso potesse succedere. Che un Davide potesse battere un Golia. Che qualche matricola sarebbe diventata favola e rivelazione.
Ce ne eravamo accorti da quanto e come il trittico di favoriti, da Alcaraz a Sinner fino all’eterno Djokovic, avessero sofferto più del dovuto. Ebbene, poco fa, all’alba europea, s’è materializzato il primo grosso ribaltamento. Il colpo mediatico. L’eliminazione a cinque stelle. Quella da copertina.
E’ uscita una delle tre star. Eliminato infatti Nole Djokovic, il colpo lo fa il britannico Draper. Doppio 6-4, uno a testa, prima del terzo set decisivo che come volevano destini, astri e pubblico non poteva che finire al tiebreak: 7-6, sì, ma per Draper. Clamoroso, ma vero. Colpi e scambi straordinari, pirotecnici, come il pubblico californiano desiderava. Ma soprattutto l’eliminazione di Nole, che fa e farà sempre notizia, perché per quel fenomeno la carta d’identità sembra non pesar mai.
Esce una star, adesso Alcaraz come Sinner dall’altra parte avrà tabellone più agevole fino alla fine. Ha fatto fuori Ruud, adesso avrà Norrie, mentre stasera toccherà a Sinner. Si comincia a delineare lo scenario: la California sogna la finale generazionale dei giorni d’oggi.


