Mai avremmo pensato, da maschi, di raccontare un così imponente e importante film femminile e femminista, di donne e prima di tutto per le donne (la prossima settimana ne racconteremo un altro dall’afflato simile). Sound of Falling della 41enne berlinese Mascha Schilinski – in sala temerariamente con I Wonder dal 26 febbraio – è un film estremamente complesso ma anche terribilmente affascinante. Non parliamo di noiosa artificiosità o di furbesco atteggiamento egoriferito (ogni riferimento italiano è voluto), bensì di una ricomposizione dell’idea stessa di cinema, un flusso di coscienza (vagamente alla Malick) e di immagini dove viene scolpito da zero il tempo del racconto, rievocando senza gerarchie e priorità l’esistenza di diverse donne – bambine, adolescenti, adulte, anziane – vissute in quattro epoche differenti in una fattoria di campagna della regione settentrionale tedesca dell’Altmark.
I punti di vista, i punti di ascolto, le voci narranti si alternano di continuo abbracciando oltre un secolo tra quattro ragazze e le loro famiglie: Alma (Hanna Heckt) è una bimbetta bionda che vive nella fattoria attorno al 1910 e sulla quale grava un ingenuo
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