Che fine fanno, poi, questi dati sensibili? «Se il test è eseguito in ospedale, rimangono segreti», risponde il dottor Veronesi. «Solo il genetista conosce l’identità di chi si sottopone al prelievo: il laboratorio di analisi riceve provette anonime, munite di codici identificativi». Se invece i test vengono fatti privatamente, ci sono almeno due grossi rischi. Li spiega Guido Scorza, componente del Garante per la privacy: «Il primo, se finissero in mano alle compagnie assicurative, queste potrebbero dimostrarsi refrattarie a stipulare polizze alle persone con mutazioni genetiche e ai loro famigliari. Il secondo, i datori di lavoro in possesso di tali informazioni potrebbero usarle per selezionare il personale: chi mai vorrebbe assumere qualcuno con probabilità di ammalarsi di cancro? Per tale motivo i lavoratori devono stare attenti nel caso in cui la propria azienda decida di offrire gratuitamente simili test ai dipendenti».
Operazione, questa, al limite della legalità. «In Italia», prosegue Guido Scorza, «non si è ancora sciolto il nodo sulla commercializzazione dei dati personali, per ora regolato dal libero consenso. Ma quando un consenso può dirsi veramente libero? Un dipendente in
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