Sicuro di sé e aggressivo, nel discorso sullo Stato dell’Unione più lungo della storia – oltre un’ora e mezza -, Donald Trump ha rispettato il copione. Davanti a Camera e Senato riuniti in seduta plenaria, il presidente degli Stati Uniti ha magnificato i suoi “successi economici” a partire dai dazi appena bocciati dalla Corte Suprema e solo alla fine ha parlato dell’altra nota dolente, la guerra fra la Russia e l’Ucraina, assicurando che l’amministrazione è al lavoro per arrivare al cessate il fuoco. Il tycoon ha quindi portato su un nuovo piano l’attrito con l’Iran rivolgendo una nuova accusa al regime degli ayatollah: “Sta sviluppando missili in grado di colpire l’Europa e gli Stati Uniti. Non permetterò mai che abbia il nucleare”.
“Dopo appena un anno, posso dire con dignità e orgoglio che ci siamo trasformati e non torneremo dove eravamo prima. Abbiamo avuto una svolta epocale. Il nostro paese è tornato e non tornerà indietro”, ha esordito Trump definendosi il presidente di quell’America First che ha riportato l’età dell’oro: “Il nostro Paese sta vincendo ancora – ha detto testualmente
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