Nonostante la guerra commerciale scatenata da Donald Trump con l’introduzione dei dazi reciproci, nel 2025 il commercio internazionale è cresciuto del 4%, più del Pil mondiale che nel frattempo comunque è aumentato del 3,3%, mezzo punto oltre le previsioni, e con una velocità doppia rispetto alle attese. A spingere l’acceleratore degli scambi mondiali, oltre al fatto che i dazi sono stati in realtà inferiori a quelli inizialmente annunciati e non hanno scatenato ritorsioni generalizzate, sono stati soprattutto i beni legati all’intelligenza artificiale, ai quali è dovuta oltre la metà dell’espansione del commercio mondiale. Lo ha spiegato sabato scorso il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta al 32° Congresso Assiom Forex di Venezia. Dietro le notizie positive, però, ci sono anche rischi: ad esempio quello di un “Ai divide” nell’accesso all’intelligenza artificiale tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo. Senza dimenticare che l’adozione dell’intelligenza artificiale, come teme un numero crescente di analisti, potrebbe ridurre la domanda di lavoro delle imprese o, peggio, distruggere interi settori, con ricadute occupazionali e sociali potenzialmente devastanti.
Come spiegato da Panetta, a pagare l’onere
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