HORMOZ – Era uno scenario che molti analisti consideravano inevitabile: lo Stretto di Hormuz è ora osservato speciale della comunità internazionale. Uno dei passaggi più delicati del commercio globale, vero e proprio “collo di bottiglia” energetico, da cui transita una quota rilevante di gas, petrolio e merci, è finito al centro di tensioni crescenti che stanno paralizzando la navigazione.
Teheran sostiene di esercitare il controllo assoluto sull’area. Una rivendicazione che resta tutta da verificare, ma intanto il traffico delle petroliere è crollato del 90%: i rischi sono ritenuti troppo elevati dagli armatori. Nelle ultime 24 ore si sono registrati quattro attacchi nell’area. Una portacontainer è stata colpita al largo delle coste dell’Oman, alimentando ulteriormente l’allarme.
Pressioni internazionali per riaprire i traffici
L’obiettivo prioritario – condiviso da Stati Uniti, Europa e perfino dalla Cina – è ripristinare al più presto la libertà di navigazione. Il ministero degli Esteri di Pechino ha invitato “tutte le parti a cessare immediatamente le operazioni militari, evitare l’escalation delle tensioni e salvaguardare la sicurezza nello Stretto di Hormuz”.
Secondo alcune fonti, l’Iran avrebbe dichiarato che consentirà soltanto alle navi cinesi di attraversare lo stretto, come segno di riconoscenza verso Pechino, principale acquirente del greggio iraniano nonostante il regime sanzionatorio. Tuttavia, il quadro resta incerto e frammentario.
Navi con transponder spenti
“A differenza di altri tipi di imbarcazioni, i cui movimenti sono in gran parte cessati, alcune petroliere stanno ancora attraversando lo stretto da est a ovest, a volte con i transponder spenti”, ha spiegato Matt Wright, analista di Kpler. Si tratta però di una minima parte rispetto ai 79 transiti giornalieri registrati prima dello scoppio della crisi.
Intanto COSCO Shipping, gigante cinese delle spedizioni e tra i maggiori operatori mondiali nel trasporto marittimo, ha annunciato la sospensione dei servizi da e verso i Paesi del Golfo a partire da oggi. Le compagnie assicurative stanno ritirando le coperture, segnale evidente di un rischio ritenuto ormai troppo elevato.
Un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz rischierebbe di trasformarsi in una scossa devastante per l’economia globale, con ripercussioni immediate sui prezzi dell’energia, sulle catene di approvvigionamento e sugli equilibri geopolitici internazionali.


