Questa è storia. Vissuta, tutta. Una data storica per lo sport italiano. L’Italia del rugby ha battuto l’Inghilterra. L’avversario che non aveva mai battuto, il tabù più eterno, la maledizione più viscerale di sempre. Chi questo sport l’ha inventato, una delle massime istituzioni che per decenni veniva a Roma sapendo di tornar a Londra puntualmente col bottino pieno.
Ma stavolta no, non è stato così. Non era mai successo prima d’ora. In 32 precedenti ufficiali, altrettante sconfitte, sì, prima di qualche minuto fa. Quando i ragazzi di Quesada, proprio questa tradizione maledetta, la stroncavano. La stregavano. La abbattevano. Una volta per tutte.
Una rimonta epocale. Una gara che nonostante il buon primo tempo, ancora una volta, sapeva di beffa. All’allungo di Freeman, la meta di Roebuck, i piazzati di Smith. 10 a 18, ogni speranza sembrava tramontata. Invece no. Menoncello sfonda, Marin in meta, Garbisi col piedino fatato. Superiorità numerica sfruttata perfettamente nel finale: con freddezza, come i più grandi. L’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela scappare.
L’occasione per far la storia. E tale è stata. La storia è stata scritta. Sette marzo duemilaventisei: 23 a 18 in rimonta. L’Italia del rugby ha battuto l’Inghilterra in un Sei Nazioni. Lacrime tra giocatori e staff, commosso un Olimpico rovente. Seconda vittoria, Roma fortino, se si vince in Galles diventa il Sei Nazioni migliore di sempre del movimento azzurro. Ma la storia, già stasera, è stata scritta.


