Ecco perché i ristoranti non devono abbandonare il delivery

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Nella favolistica, didattico l’approccio, abbiamo ruoli noti di saggi consiglieri scambiati per profeti di sventure e perciò mal tollerati e comunque ignorati. Ben rifuggendo da ciò, anzi addirittura indulgendo all’ottimismo connaturato alla bella estate, facciamo scaturire riflessioni dopo attenta analisi del recente Rapporto Italia 2022 di Eurispes dal quale, detto in sintesi, si evince che l’e-commerce è consuetudine per quasi 8 italiani su dieci.

 

Divisi per età e regione

Soltanto il 23% circa degli italiani non fa mai e-commerce. Una lettura matriciale del dato di sintesi palesa un duplice divario: generazionale e geografico. La percentuale di chi non fa e-commerce arriva al 44% per gli over 65. Inoltre, nella media tra isole e Sud Italia, il 31% circa non compra mai in rete.

Il 77% degli italiani compra online

Vediamo in dettaglio come si sventaglia il 77% circa dei fruitori di e-commerce:

  • 29% qualche volta;
  • 25% raramente;
  • 15%frequentemente;
  • 8% è abitudine

L’utilizzo dell’e-commerce significa essere membro della community digitale e quindi essere aldiquà di un “digital divide” che pone aldilà, nei fatti in ghetto, coloro i quali non hanno confidenza con gli strumenti digitali, con l’utilizzo di Internet, con le relazioni attraverso i social. Quel 77% circa, ad ogni modo, testimonia che il nostro Bel Paese sta compiendo progressi nella digitalizzazione: l’uso dei dispositivi connessi e dei servizi video, incluso lo streaming a pagamento, sta incrementandosi.

Cosa si compra di più con l’e-commerce? La cena!

Analizziamo anche, venendo al punto che maggiormente riveste attenzione, quali sono gli utilizzi dell’e-commerce. Insomma, e-commerce sì, ma per acquistare cosa?

Eccoci alla notizia sorprendente: la maggior parte degli italiani utilizza gli acquisti e-commerce per ordinare la cena o altri pasti con consegna a domicilio.

Nell’ultimo anno ha scelto questa modalità il 45% circa dei fruitori dell’e-commerce. Si diffonde anche la spesa a domicilio (38% circa), seguiti dai farmaci portati a casa (24% circa). Vitale, in questo scenario, il ruolo dello smartphone, che oramai ci accompagna in ogni momento della giornata, sovente per scattare selfie da postare sui social media!

Sempre in auge il servizio delivery

E dove sta adesso la riflessione che funga da stimolo ai ristoratori? Sta proprio nel dato già menzionato: gli acquisti e-commerce per ordinare la cena o altri pasti con consegna a domicilio. È il delivery che torna! A dirla meglio, il delivery non è mai scomparso, ha solo perso gli highlights delle notizie di costume in quanto percepita come fenomeno contingente correlato al periodo melanconico del lockdown e delle zone rosse e gialle.

Il dato che emerge dal Rapporto Eurispes dimostra che la domanda di delivery muta gli assetti della ristorazione. Non si può più considerare in regime di “monopolio” il solo servizio di sala, ma si deve contemplare l’ampliamento dell’offering anche al takeaway e alla delivery. Per una “vendita” che si amplia dalla sala anche al takeaway e alla delivery, non può esserci immobilità nell’assetto di produzione, ovvero nell’organizzazione complessiva della cucina e nel recruiting di nuove skills.

Ecco perché i ristoranti non devono abbandonare il delivery

 

Prepararsi e investire per l’autunno

Sono decisioni che vanno prese tempestivamente ma non frettolosamente. La bella estate induca al fervore dell’attività e quindi, detto senza infingimenti, anche al rendere fiorente incassi, cash flow e business complessivo. Ma al contempo si cominci a pensare a come affrontare la stagione autunnale quando il dine out cessa di essere l’abitudine quotidiana, essendo finite le vacanze estive, quando i dehors saranno meno agibili anche per intervenuti provvedimenti in merito, quando imperverserà di nuovo lo sport in televisione e quando l’entertainment in streaming tornerà ad essere occasione di convivialità domestica.

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