Il timore ha un nome, si chiama variante. La crescita delle infezioni da Covid in Cina, nota anche se non esistono dati ufficiali, e la contemporanea riapertura delle frontiere allarmano l’Organizzazione Mondiale della Sanità e i governi di molti Paesi. L’aumentare della circolazione del virus fa crescere la probabilità di comparsa delle varianti e in Cina, dove ci sarebbe una sottovariante XBB.1.5 del virus Sars-CoV-2, nota come Gryphon, la circolazione ipotizzata è enorme: 3,7 milioni di contagi al giorno a metà gennaio e 4,2 a marzo.
La probabilità che si formino varianti è più alta anche per il fatto che fino all’inizio di dicembre Pechino ha mantenuto la politica Zero Covid, lockdown immediati alla prima positività, ha limitato eccessivamente la circolazione del virus e non sono stati utilizzati vaccini efficaci come invece fatto nei Paesi occidentali. Ora il virus può circolare senza limitazioni e mutare più volte, anche in forme diverse dalla Omicron e quindi non coperte dai vaccini.
I tamponi fatti ai passeggeri all’arrivo in Italia dalla Cina servono anche per sequenziare e intercettare nuovi ceppi. Dopo i test non obbligatori


