Economia Finanza
Lady Gaga lancia un appello per la pace contro la violenza dell’ICE
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Lady Gaga interrompe il concerto a Tokyo per denunciare le operazioni dell’ICE a Minneapolis e sostenere le comunità colpite dalla violenza. Lontano dalle luci del suo concerto a Tokyo, Lady Gaga si è fermata per esprimere un messaggio di solidarietà verso le comunità americane colpite dalla violenza dell’ICE a Minneapolis. Durante la sua esibizione, la … Continued
With hair in the wind di Anna Dari, un brano che dà voce alla libertà negata
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Stellantis: 7 miliardi per l’Italia nel 2026, ecco i piani fabbrica per fabbrica
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Al Tavolo Automotive, Stellantis ha ribadito il suo impegno in Italia svelando i piani per il 2026 fabbrica per fabbrica
Droga al volante: sentenza Consulta mette a rischio la sicurezza stradale
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Scopri le conseguenze della sentenza della Corte Costituzionale sulla droga al volante e come potrebbero impattare sulla sicurezza stradale
Ray Dalio si dimette da Bridgewater Associates. I successori
La maggior parte degli appassionati resteranno amareggiati da questa notizia, ma Ray Dalio ha annunciato ufficialmente le sue dimissioni da Bridgewater Associates. Ray Dalio ha fondato Bridgewater Associates nel 1975. Ben 47 anni di storia che lo hanno portato ad essere il più grande hedge fund del mondo. Attualmente gestisce asset per un controvalore pari
Generali, nel mirino l’asset manager americano BrightSphere
A quanto pare, nel mirino di Generali, non ci sarebbe solo Guggenheim. Secondo quando riportato da tutte le maggiori testate, infatti, lo shopping Usa potrebbe continuare anche con l’asset manager americano BrightSphere. Questa operazione consentirebbe al Leone di rafforzarsi sul mercato Usa, ad un prezzo più contenuto rispetto all’acquisizione di Guggenheim e senza la vendita di Banca Generali
Certificati, da Societe Generale 10 nuovi Discount su azioni italiane
Societe Generale, ha quotato sul SeDeX di Borsa Italiana dieci nuovi Discount Certificate su azioni quotate in Italia (Enel, Eni, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Stellantis), consentendo così agli investitori italiani di accedere a una nuova tipologia di strumenti che ha già riscontrato un significativo successo in altri paesi, come ad esempio la Germania. Questi nuovi
L’app di questa under 30 ti consiglia cosa indossare tramite un sistema di intelligenza artificiale
Articolo tratto dal numero di settembre 2022 di Forbes Italia. Abbonati!
Potrebbe essere il nome di un’amica, Gaia. E invece è quello di un’app che, attraverso un innovativo sistema di intelligenza artificiale, riesce a consigliare l’outfit migliore basandosi sullo stile dell’utente. L’idea è venuta in mente ad Arianna Pozzi, classe 2003, che racconta di averci pensato traendo spunto dalla quotidianità: “Da appassionata di moda ho sempre consigliato le mie amiche nella scelta dell’abito. In base alla mia esperienza, poi, ho realizzato quanto fosse complicato scegliere il look giusto, soprattutto perché non esisteva niente che permettesse di ricevere consigli in modo personalizzato”.
A soli 15 anni, nel 2018, Arianna ha creato Gaia my friend, coniugando la passione per la moda con quella per la tecnologia. A credere in lei, oltre alla famiglia, l’incubatore Enry’s Island, che ha scommesso nella sua idea, e la borsa di studio Startup University, rivolta a startup in fase pre-seed, grazie alla quale ha sviluppato il business plan. Oltre allo stile, l’app prende in considerazione anche le emozioni dell’utente, stabilendo una relazione basata sull’empatia: insomma, una macchina che decodifica i sentimenti, consigliando sia capi che l’utente ha caricato nel suo armadio virtuale, sia modelli che possono essere acquistati tramite l’app.
La piattaforma è dotata infatti di otto tipi di emozioni: felice, triste, sicuro, insicuro, arrabbiato, aggressivo, romantico e calmo. Prima di suggerirti cosa indossare, ti chiede come stai e, in base all’umore, suggerisce l’outfit più adeguato. Di robot ‘sensibili’ si parla ultimamente più spesso. E il caso della macchina senziente di Google ha aperto la strada a nuovi interrogativi: l’AI potrebbe mai sostituire l’uomo?
Arianna ha le idee chiare. “Non credo. Certo, con il passare del tempo l’intelligenza artificiale diventerà sempre più precisa e il confine tra naturale e artificiale sarà molto sottile. Non penso, però, che prenderà il nostro posto. Sono anzi fiduciosa possa diventare un ottimo supporto per la vita quotidiana”. Dopo una prima presentazione, il passaparola ha permesso ad Arianna di realizzare la sua idea. E stringere in poco tempo accordi con realtà del lusso quali Yoox, Coltorti, Stradivarius ed Endelea, che permettono l’acquisto dei propri capi direttamente dall’app. “L’utente, poi, può condividere i propri outfit all’interno della piattaforma e votare quelli della community”, spiega Arianna. Visto il successo, i finanziamenti non sono tardati. Prima una campagna di crowdfunding su Back To Work, poi la vittoria di un bando di Lazio Innova nel 2021.
“Oggi il team di Gaia conta otto persone, anche se, in base alle necessità, ci affidiamo a consulenti esterni. Lavoriamo tutti da remoto e organizziamo call di allineamento almeno una volta a settimana, ma ci sentiamo spesso anche su WhatsApp”. Intanto, oltre che a potenziare il numero degli utenti della piattaforma, Arianna mira all’espansione globale e all’implementazione di nuove funzionalità legate all’AI. “Un altro aspetto fortemente legato al mio business è la sostenibilità”, conclude. “E questo sia perché, grazie alla funzionalità della richiesta dell’outfit, cerchiamo di educare l’utente al riutilizzo di un capo, sia per i brand green che proponiamo attraverso la piattaforma, tra cui molti del mercato di seconda mano. Inoltre, sempre nel campo della sostenibilità abbiamo rilasciato la nostra collezione di prodotti realizzata in collaborazione con Upupa & Colibrì”.
L’articolo L’app di questa under 30 ti consiglia cosa indossare tramite un sistema di intelligenza artificiale è tratto da Forbes Italia.
La nuova vita (privata) di Hubble, il più famoso dei telescopi spaziali
Anche ora che l’attenzione è concentrata sul più grande successore (James Webb Space Telescope, o Jwst), il telescopio spaziale Hubble (o Hst) continua a fornire dati di eccellente qualità.
Dopo 32 anni di onorato servizio in orbita, Hst è un veterano dello spazio. Tuttavia non è affatto uno strumento superato, perché era stato progettato in modo da essere raggiunto dallo Space Shuttle per sessioni di manutenzione e aggiornamento degli strumenti. È successo cinque volte - nel 1993, 1997, 1999, 2002 e 2009 - quando il telescopio è stato “catturato” dal braccio robotico che lo ha sistemato sopra la baia di carico della navetta spaziale per permettere agli astronauti di effettuare lunghe e difficili attività extraveicolari e cambiare, di volta in volta, gli strumenti, sostituire i giroscopi difettosi che non permettevano più il corretto puntamento del telescopio, montare nuovi pannelli solari e sostituire schede di elettronica e parti del computer di bordo.
Particolarmente critica l’ultima missione del 2009, prevista diversi anni prima ma cancellata a causa del dramma dello shuttle Columbia, andato distrutto nel corso della manovra di rientro il primo febbraio del 2003. Visto che Hubble descrive un’orbita con una inclinazione molto diversa da quella della Stazione spaziale internazionale, nel caso si fossero verificati dei problemi con le piastrelle di protezione termica (che erano colpevoli dell’incidente), gli astronauti non avrebbero potuto fare affidamento sull’ospitalità della Iss. L’idea di abbondonare Hubble al suo destino, però, aveva scatenato le proteste del pubblico, tanto che la Nasa dovette tornare sulla sua decisione. Anche gli astronauti, pur consapevoli del pericolo, avevano insistito per partecipare alla missione dell’ultima manutenzione in orbita di Hst, effettuata con lo shuttle Atlantis.
La Nasa aveva però deciso di avere la navetta Endeavour pronta sulla seconda rampa di lancio, in caso ci fosse stato bisogno di una missione per aiutare l’equipaggio in difficoltà. È stata una delle rarissime occasioni nelle quali si sono visti insieme due Space Shuttle.
Per fortuna tutto andò per il meglio e quella dei due shuttle sulla rampa di lancio è rimasta solo una bella foto ricordo. Dopo ogni missione di riparazione orbitale, lo Shuttle, al quale era ancora attaccato Hubble Space Telescope, accendeva i motori e provvedeva ad alzare di qualche decina di chilometri l’orbita del telescopio. È una operazione effettuata per “allungare” la vita operativa del telescopio, che a poco più di 500 chilometri di quota è soggetto a un fisiologico abbassamento dell’orbita a causa dell’attività del Sole. Dal momento che una eccessiva perdita di quota metterebbe in pericolo il telescopio, la spinta dello Shuttle era il regalo di addio prima di lasciare la presa e liberarlo.
Dopo 13 anni dall’ultima visita, Hst è ancora in ottima forma e continua a fornire immagini mozzafiato. Ha puntato (e seguito) in scioltezza l’asteroide Dimorphos, per registrare i postumi dell’impatto della missione Dart. Con il veterano, si è cimentato anche il giovanissimo James Webb, la cui squadra non ha l’esperienza di quella di Hubble e ha fatto molto più fatica a seguire il moto dell’asteroide.
[caption id="attachment_154271" align="alignnone" width="800"] Le immagini di Dimorphos raccolte da Hubble e James Webb Space Telescope[/caption]
I loro dati saranno preziosi per capire la dinamica e le conseguenze dell’impatto, ma i due strumenti collaborano in modo sistematico perché operano a lunghezze d’onda diverse e le loro immagini forniscono visioni differenti degli stessi oggetti. L’inizio delle operazioni di Jwst, invece di mandare in pensione Hst, ha dimostrato la grande utilità dei dati raccolti dal vecchio strumento. È emersa quindi la preoccupazione di assicurare lunga vita orbitale ad Hubble, iniziando con il considerare come si potesse intervenire per alzare la sua orbita che, dopo l’ultima spinta che lo aveva posizionato a 560 chilometri, è scesa di 30. Niente di preoccupante, per il momento: il telescopio è ancora a una quota sicura, ma, se si vuole continuare a usarlo, prima o poi occorrerà porsi il problema.
Motivo per cui, visto che la Nasa non ha più la capacità di raggiungere il telescopio mentre descrive la sua orbita, ecco farsi avanti Elon Musk con il suo cliente miliardario Jared Isaacman che, dopo la missione “Inspiration4” del settembre 2021, vuole tornare nello spazio con la missione “Polaris Dawn” durante la quale ha l’ambizione di diventare il primo astronauta privato a fare attività extraveicolare. Poi, visto che l’appetito vien mangiando, non gli dispiacerebbe dedicare la seconda missione del programma “Polaris” alla cattura di Hubble per alzarne l’orbita e, magari, fare anche qualche lavoretto di manutenzione. Per aggrapparsi al telescopio potrebbero utilizzare il Soft Capture and Rendezvous System, una struttura circolare che era stata aggiunta nel corso dell’ultima visita per facilitare la “presa” dello strumento.
[caption id="attachment_154273" align="alignnone" width="800"] foto del Soft Capture and Randezvous System installato nel 2009, nel corso dell’ultima visita ad HST[/caption]
Lo scopo del cerchio metallico era legato alla procedura pensata per il rientro di Hst, una volta che avesse finito la sua attività in orbita. Nei piani originali, infatti, Hubble, conclusa la sua missione, sarebbe dovuto tornare a terra all’interno della baia di carico dello Shuttle per essere poi esposto in un museo. Tuttavia, sapendo che il programma Shuttle sarebbe terminato poco dopo l’ultima visita al telescopio, la Nasa aveva immaginato di sviluppare una missione robotica in grado di afferrare lo strumento per poi farlo deorbitare in modo sicuro e controllato. Il sistema di Soft Capture non era pensato per prolungare la vita del telescopio, ma nulla vieta di considerare questa eventualità. In omaggio alla nuova strategia basata su partnership pubblico-privato, l’agenzia spaziale statunitense si è dichiarata disponibile a collaborare con gli ingegneri di SpaceX, che dovrebbero apportare alcune modifiche alla capsula Crew Dragon per permetterle di afferrare Hst (che è grande come un autobus). Il che, bene precisarlo, senza che la Nasa abbia previsto alcun investimento per svolgere lo studio di fattibilità.
A chi gli dice che è un’idea insensata, Thomas Zurbuchen, amministratore associato per la scienza, risponde “We’re working on crazy ideas all the time. Frankly, that’s what we are supposed to do” (lavoriamo sempre allo sviluppo di idee folli. Francamente, questo è quello che ci viene chiesto di fare).
Considerando che ogni missione di refurbishing di Hst è costata circa un miliardo di dollari (tra Shuttle e nuova strumentazione), se un facoltoso privato volesse dare una spinta a Hst a costo zero, è probabile la Nasa ne sia solo contenta. Ovviamente dovranno essere sicuri che la manovra non rischi di distruggere l’iconico telescopio, ma gli studi di fattibilità si fanno per questo.
L’articolo La nuova vita (privata) di Hubble, il più famoso dei telescopi spaziali è tratto da Forbes Italia.
Torcha annuncia un nuovo round di investimento: ampliamento del team e nuovi format all’orizzonte
Torcha, il riferimento per l'approfondimento di economia e politica sui social media, ha aperto e quasi interamente sottoscritto un nuovo round di investimento nei giorni scorsi. Per l'azienda si tratta del secondo aumento di capitale ottenuto dal novembre 2020, pochi mesi dopo la nascita del progetto.
Oggi Torcha mira a crescere sia sui social che sul mercato, con una previsione di fatturato complessivo per il 2023 di circa 750mila euro. I primi investimenti del 2020 hanno consentito di strutturare un team di figure under 35 impegnato nello sviluppo dei canali Instagram e TikTok e nella produzione di contenuti. Una mossa che ha permesso all'azienda di essere a break even da inizio 2022.
Torcha leader nel branded content
Con il nuovo round, Torcha potrà affermare la sua leadership nel branded content, offrendo ai suoi partner commerciali contenuti che abbiano impatto e ritorno sempre maggiore e che al tempo stesso portino valore alla community e all'azienda stessa.
"In questi due anni siamo stati in grado di camminare con le nostre gambe" commenta Marco Cartasegna, founder di Torcha e tra i partecipanti al nuovo round di investimento, "ci siamo evoluti cercando di non cambiare però noi stessi, ci siamo adattati ad un contesto sempre più competitivo e siamo riusciti ad emergere ed affermarci: questa è per noi un’enorme soddisfazione, ma ora un po’ di boost non può che esserci d’aiuto per i progetti futuri".
"Durante le elezioni abbiamo fatto un lavoro straordinario: siamo l’unico new media ad avere offerto un confronto tra i candidati, un risultato enorme in un Paese come il nostro, abbiamo coinvolto influencer da milioni di followers per arrivare anche alle persone meno interessate ai programmi dei politici, abbiamo spiegato ed approfondito le tematiche più complesse. Uno sforzo che ha pagato: la community su Instagram e TikTok è cresciuta di più di 75mila persone nell’ultimo mese".
Il lancio del nuovo podcast
L'obiettivo di Torcha è quello di continuare a crescere, non solo sui social. Per il prossimo trimestre è previsto un ampliamento del team, con l’inserimento di figure a supporto della redazione impegnate nella produzione di contenuti, ma anche dedicate allo sviluppo commerciale del brand.
Il piano di sviluppo prevede anche la creazione di nuovi format che tengano sempre più i ragazzi al centro. Fa parte del progetto il lancio del nuovo daily podcast Mele, già in top Ten spotify e Apple Podcasts, che approfondisce ogni giorno i principali argomenti di attualità con interviste originali, storie di personaggi e spiegazioni efficaci per aiutare i giovani a crearsi un'opinione e riflettere.
L’articolo Torcha annuncia un nuovo round di investimento: ampliamento del team e nuovi format all’orizzonte è tratto da Forbes Italia.
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