“Austin Tucker Martin ossessionato dagli Epstein files. Era convinto che il governo stesse insabbiando”

Si dichiarava cattolico, era sostenitore di Trump. Ma profondamente turbato, fino all’ossessione, dagli Epstein files e in particolare dall’ultima tranche di pubblicazione dei documenti da parte del Dipartimento di Giustizia a fine gennaio. Austin Tucker Martin, il 21enne che nella notte tra il 21 e il 22 febbraio è stato ucciso dagli agenti del Secret […] L'articolo “Austin Tucker Martin ossessionato dagli Epstein files. Era convinto che il governo stesse insabbiando” proviene da Il Fatto Quotidiano.

L’ex principe Andrea “esposto” al Louvre: gli attivisti appendono la foto virale dopo il rilascio – Video

Alcuni attivisti britannici hanno appeso al museo del Louvre di Parigi la famosa foto dell’ex principe Andrew Mountbatten-Windsor dopo il rilascio dalla stazione di polizia dopo il suo arresto. Il gruppo politico britannico Everyone Hates Elon ha affisso domenica la foto, che mostra l’ex principe accasciato sul sedile posteriore di una Range Rover, su una […] L'articolo L’ex principe Andrea “esposto” al Louvre: gli attivisti appendono la foto virale dopo il rilascio – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.

Risolto il mistero delle “cascate di sangue”: una nuova ricerca svela la verità sul fiotto di liquido rosso che sgorga da una montagna di...

Il mistero delle “cascate di sangue” è stato risolto. A scoprire le enormi macchie rossastre presenti su una larga parete del ghiacciaio Taylor, nelle valli di McMurdo, in Antartide fu il geologo Thomas Griffith Taylor nel 1911 durante una spedizione scientifica. Da allora, e per oltre 100 anni, sul fiotto di liquido rosso che sgorga […] L'articolo Risolto il mistero delle “cascate di sangue”: una nuova ricerca svela la verità sul fiotto di liquido rosso che sgorga da una montagna di ghiaccio proviene da Il Fatto Quotidiano.

La squadra femminile di hockey Usa rifiuta l’invito di Trump dopo l’oro: “Abbiamo impegni già programmati”

La squadra femminile di hockey su ghiaccio degli Stati Uniti, fresca vincitrice della medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, ha declinato l’invito del presidente Donald Trump a partecipare al discorso sullo stato dell’Unione, in programma nella notte al Congresso. A comunicarlo è stato un portavoce di Usa Hockey, citato dai media locali, con una […] L'articolo La squadra femminile di hockey Usa rifiuta l’invito di Trump dopo l’oro: “Abbiamo impegni già programmati” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sirha Lione, a gennaio quattro giorni dedicati al food service

Dal 19 al 23 gennaio andrà in scena l'esposizione che asseconda e anticipa le maggiori tendenza del mercato. Quest'anno, tante novità come le masterclass e gli speech di esperti del settore

Il Grand Tour delle Marche fa tappa a Serrapetrona e Macerata

Il 13 e 20 novembre a Serrapetrona si terrà Appassimenti Aperti, un'immersione totale nel mondo della Vernaccia nera, vitigno autoctono. Dal 18 al 20 Macerata ospiterà invece Tipicità Evo

Al ristorante Sadler a Milano una serata speciale con Elio, cuoco per un giorno

Cucina stellata, buon vino e una coppia fuori dagli schemi: lo chef Claudio Sadler e il frontman della band “Elio e le Storie Tese” si uniscono per una cena a quattro mani nel segno della beneficenza

L’arte controcorrente fa tappa a Palazzo Albergati

L’ultima sua denuncia a colpi di stencil risalirebbe a qualche giorno fa, sulla parete di un edificio semidistrutto dai bombardamenti a Borodyanka, insediamento urbano nell' oblast di Kiev. Un bimbo judoka, che farebbe pensare all’Ucraina, stende al tappeto un adulto, con un richiamo a Putin, sospeso da presidente onorario della federazione internazionale di Judo. Mentre lo strale di Banksy raggiunge anche le strade dell’Ucraina, la voce dello street artist senza volto si unisce al coro dei colleghi controcorrente che si incontrano a Bologna in occasione di una mostra dedicata alle opere più provocatorie, anticonformiste e rivoluzionarie del nostro tempo. Dall’11 novembre al 7 maggio gli enfants terribles dell’arte, Jago, Banksy e TvBoy, si danno appuntamento a Palazzo Albergati per raccontare, attraverso 60 capolavori, alcune delle storie più trasgressive della public art italiana e internazionale, attraverso un dialogo tra il misterioso artista inglese e altri influenti colleghi italiani del momento. Seguendo il filo della provocazione, la mostra Jago, Banksy, TvBoy e altre storie controcorrente si presenta come una monografica delle opere più significative di ciascun protagonista. Così Girl with Baloon e Bomb Love di Banksy ammiccano all’ Apparato circolatorio e a Memoria di sé di Jago per cedere alla serie dei baci e a quella degli eroi di TvBoy. Banksy, Bomb Love, Litografia, 50 x 70 cm, 2003, Pop House GalleryA dialogare con i tre sono quegli artisti che da Jago, Banksy e TvBoy hanno preso spunto, o che semplicemente si inseriscono nel percorso “controcorrente” che li caratterizza. C’è Obey - in mostra con il celebre manifesto Hope, realizzato nel 2008 per sostenere la campagna presidenziale di Barak Obama - e c’è Ravo con La ragazza con l’orecchino di perla e poi Laika con il suo celeberrimo Not this “game” fino a Pau con la sua serie delle Santa Suerte. Un dialogo suddiviso in quattro sezioni invita il pubblico a cogliere corrispondenze, orientamenti e tendenze legate all’arte e alla street art europea. Si parte con Jago, classe 1987, il primo artista a inviare una scultura in marmo, The First Baby, sulla Stazione Spaziale Internazionale, per proseguire, nella seconda sezione, con Banksy. Il terrorismo, i crimini di guerra, la crisi economica, il bullismo, gli abusi sul lavoro si insinuano nelle sue figure con disincantato umorismo trasformando muri, pareti, scale, angoli di strade anonime in spazi di riflessione. Andrea Ravo Mattoni, Vermeer, La ragazza con l'orecchino di perla, Spray su tela , 100 x 100 cm, 2022, Pop House GallerySalvatore Benintende, in arte TvBoy, cresciuto a Milano, sangue siciliano, trasferitosi a Barcellona per amore, è al centro della terza sezione del percorso con i suoi baci ideali tra icone contemporanee e un linguaggio che fruga nel bombardamento televisivo subito dalla sua generazione e dal quale TVBOY, giocando su questo concetto fin dal nome, ci invita a smarcarci. Dalla produzione continua, esagerata, famelica di TVBOY la mostra ci proietta nella quarta sezione, tra i graffiti di Andrea Ravo Mattoni che animano i capolavori immortali dell’arte moderna normalmente esposti nei musei. TvBoy, Hope, Tecnica mista su tela, 146 x 144 cm, 2022 Pop Ho use GalleryIl muro, massima espressione della Street Art, con i cartelli stradali e le staccionate in legno, è al centro dei lavori di Thierry Guetta, alias Mr Brainwash, mentre un forte legame con la materia caratterizza le figure di Pau, in bilico tra sacro e profano. Una visione disincantata e ironica connota il linguaggio di Laika, artista sincronicamente indipendente, misteriosa e libera, con i suoi effimeri tableau vivant. L’ultimo messaggio è affidato a Hope, speranza appunto, la più efficace illustrazione politica americana dai tempi dello Zio Sam realizzata da Obey e che ha reso memorabile la vittoria di Barack Obama, il primo afroamericano a ricoprire la carica di Presidente degli Stati Uniti d’America. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20 (la biglietteria chiude un’ora prima).

Peggy Guggenheim e Umberto Boccioni. Un incontro esplosivo nel racconto di Karole Vail

Audace, eccentrica, dotata di un fiuto con pochi eguali, Peggy Guggenheim ha scoperto e valorizzato straordinari talenti cambiando, di fatto, i destini dell'arte del Novecento. Da grande collezionista e mecenate qual era, non ha mai esitato ad andare controcorrente. Come quando, dopo essersi stabilita a Venezia, si interessò alle opere dei futuristi, incurante del clima ostile che all'epoca circondava l'unica vera avanguardia italiana, tacciata di essere stata vicina al regime fascista. Durante la lavorazione del documentario FORMIDABILE BOCCIONI di Eleonora Zamparutti e Piero Muscarà, prodotto da ARTE.it Originals in collaborazione con ITsART e Rai Cultura, oggi disponibile su ITsART, abbiamo avuto modo di parlarne con Karole P. B. Vail, nipote di Peggy e da cinque anni direttore della Guggenheim Collection di Venezia. È sempre affascinante ascoltare una storia da chi l’ha vissuta da vicino, sia pur indirettamente. Perciò proponiamo qui l’intervista integrale a Karole P. B. Vail, un punto di vista prezioso su un’indimenticabile pagina d’arte e di collezionismo. Il racconto di un incontro tra giganti - Peggy e Boccioni - uniti da un talento comune: saper infrangere le regole e immaginare il futuro, anticipando idee e fenomeni allora impensabili.Karole Vail in FORMIDABILE BOCCIONI, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim | © ARTE.it“Peggy Guggenheim iniziò a dedicarsi seriamente al collezionismo alla fine degli anni Trenta, dopo essere stata introdotta negli ambienti delle avanguardie di Parigi nel decennio precedente”, racconta Vail: “Nel 1938 aprì la sua prima galleria a Londra e poi, com’è noto, iniziò a acquisire un dipinto al giorno con l’obiettivo di costruire una collezione di arte moderna. È per questo che oggi a Palazzo Venier dei Leoni troviamo una straordinaria raccolta dedicata alle avanguardie europee, così agli espressionisti astratti americani. Qui a Venezia abbiamo la meravigliosa opportunità di poterci confrontare con l’arte del primo Novecento e di comprendere come quegli artisti stavano cambiando il modo in cui guardiamo l’arte e la interpretiamo. A Palazzo Venier dei Leoni sono rappresentati i movimenti più importanti e innovativi di quella stagione - Cubismo, Futurismo, Surrealismo - e molti esempi di scultura che si distaccano radicalmente dalla tradizione del XIX secolo. Comprenderli significa poter apprezzare meglio anche l’arte contemporanea”. L’incontro - che per motivi cronologici non poteva che essere virtuale - tra Peggy Guggenheim e Umberto Boccioni passa proprio da una scultura, oggi tra i capolavori del museo veneziano: Dinamismo di un cavallo in corsa + case del 1915.“Peggy Guggenheim fu sempre molto interessata alla scultura. Quando si stabilì a Palazzo Venier dei Leoni - dopo aver esposto la sua collezione alla Biennale del 1948 - continuò ad acquistare nuove opere. Nel 1958 fece un'importante acquisizione, forse l’ultima nell’ambito della scultura: una meravigliosa opera unica e straordinaria del futurista italiano Umberto Boccioni, 'Dinamismo di un cavallo in corsa + case'. Boccioni l’aveva realizzata nel 1915, giusto un anno prima del terribile incidente a cavallo che gli costò la vita. Forse questa scultura non fu mai finita, non lo sapremo mai… È eccezionale perché è una delle pochissime sculture del suo genere, realizzata con un mix di materiali come cartone, metallo verniciato e legno…”. “Nel 1912”, ricorda Vail, “Boccioni aveva scritto un Manifesto della Scultura Futurista. Era profondamente convinto che la scultura dovesse avere forme aperte, senza confini. Stava cercando di rompere con la grande tradizione della scultura italiana, e ci stava riuscendo: il suo sguardo rivolto in avanti era futurista nel modo più autentico. 'Dinamismo di un cavallo in corsa + case' è probabilmente l’ultimo esempio di quello che Boccioni aveva scritto nel Manifesto”.Umberto Boccioni, Dinamismo di un cavallo in corsa + case, Dettaglio | Still da FORMIDABILE BOCCIONI | © ARTE.itNel secondo dopoguerra Peggy Guggenheim non è l’unica a collezionare scultura moderna italiana: molti collezionisti americani se ne stanno interessando. Ma diversamente dagli altri, l’inquilina di Palazzo Venier dei Leoni è coraggiosa e priva di pregiudizi, e riesce a guardare alle opere dei futuristi per quello che sono: dirompente arte d’avanguardia. “Spinta dall’interesse per la scultura e dal desiderio di avvicinarsi ancora di più all'arte italiana mentre viveva a Venezia, Peggy Guggenheim prese una decisione davvero notevole acquistando questo pezzo di Boccioni”, osserva Vail: “Per molti sarebbe stato piuttosto difficile acquisire un'opera di un artista futurista che non era di moda a causa dei suoi legami con il fascismo. Peggy Guggenheim stava infrangendo ancora una volta le regole, proprio come a suo tempo Boccioni aveva infranto le regole dell’arte”.A 64 anni dalla scelta di Peggy, critici, pubblico e collezionisti hanno abbracciato le sue idee. Grazie a lei, Boccioni e i futuristi sono di casa in Laguna, e Dinamismo di un cavallo in corsa + case brilla come un gioiello all’interno della straordinaria Collezione Guggenheim. “A mio parere Boccioni è stato uno dei più grandi artisti del XX secolo”, conclude Vail: “Penso avesse capito che era possibile andare oltre la pittura e probabilmente anche oltre la scultura. Credo sia stato capace di guardare molto lontano”. Umberto Boccioni, Dinamismo di un cavallo in corsa + case, 1915, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim   Leggi anche: • Arte in movimento. Alla Collezione Peggy Guggenheim la GEN Z incontra il fotografo Matteo Marchi per parlare di Boccioni• Ester Coen racconta Boccioni, il pittore che sfidò i cubisti a colpi di luce e dinamismo• La Collezione Mattioli al Museo del Novecento: il racconto dei protagonisti• Gino Agnese racconta Boccioni, il talento bocciato in disegno che vinse la sfida del Novecento• Boccioni e Vittoria, il futurista e la principessa. Cronaca di un amore fuori dagli schemi• Quella volta che i futuristi, sconosciuti e incompresi, esposero alla Galerie Bernheim-Jeune (vendendo un solo quadro)• In viaggio con Boccioni. I capolavori da ammirare nel mondo• I capolavori di Boccioni da vedere in Italia• "FORMIDABILE BOCCIONI": il genio futurista in un docufilm inedito

Guido Reni, pennello “divino”, in mostra a Francoforte

Mentre il Museo del Prado si accinge ad accogliere il 2023 con la grande mostra Guido Reni e la Spagna del Secolo d’Oro, Francoforte si prepara a celebrare il maestro con uno degli appuntamenti più attesi dell’inverno dell’arte. Dal 23 novembre al 5 marzo il “divino” Guido Reni varcherà i cancelli dello Städel Museum con oltre 130 lavori, tra dipinti, stampe, disegni. Per quale motivo, nonostante la fama che garantì all'artista l'appellativo di “divino”, il pennello di Reni fu a lungo avvolto dall’oblio, passando in secondo piano rispetto ai contemporanei come Caravaggio e Ludovico Carracci? La retrospettiva a cura di Bastian Eclercy, organizzata in collaborazione con il Museo Nacional del Prado di Madrid, cercherà di far luce su questo mistero offrendo una nuova prospettiva sul pittore religioso e superstizioso al tempo stesso, irrimediabilmente dipendente dal gioco d'azzardo. Guido Reni, Assunzione della Vergine,  1598-99 circa, Olio su rame, 44.4 x 58 cm, Städel Museum, Francoforte | Foto: © Städel MuseumL'artista che predilesse la rappresentazione di teste di Cristo e Maria, con i loro volti all'insù e lo sguardo al cielo, sarà in mostra con importanti capolavori della collezione del Museo Städel, come la tavola di rame Assunzione della Vergine, ai quali si affiancheranno opere in arrivo da oltre 60 istituzioni, tra musei internazionali e collezioni private, dal Museo Nacional del Prado di Madrid alla Galleria degli Uffizi di Firenze, dal Metropolitan Museum of Art di New York al Louvre. Accanto a questi lavori il percorso espositivo porrà una serie di opere dell’artista mai esposte prima. In questa ricognizione dell'arte di Guido si alternano immagini tratte dai modelli che hanno influenzato la sua pratica, come Raffaello, Parmigianino, e Annibale Carracci, e rari documenti storici, come il libro dei conti del pittore per gli anni 1609–1612 in arrivo dalla Morgan Library & Museum di New York. Guido Reni, Giuseppe e la moglie di Putifarre,1630 circa, Olio su tela, 169.5 x 126.4 cm, Los Angeles, The J. Paul Getty Museum | Foto: © The J. Paul Getty Museum, Los Angeles“La mostra del Museo Städel, intitolata Guido Reni. Il Divino rappresenta la prima opportunità in più di 30 anni per far riscoprire al pubblico l'ex protagonista della pittura barocca italiana - spiega Philipp Demandt, direttore del museo tedesco -. Grazie ai nostri generosi finanziatori e sponsor siamo stati in grado di raccogliere il più grande insieme di opere mai riunite in un unico luogo. Guido Reni dominava la pittura barocca in Europa, ma la sua arte è stata ingiustamente trascurata. Proprio questi aspetti guidano la mostra dimostrando perché invece Reni rappresenti uno dei pittori più celebri nell'Italia del XVII secolo”. Tra i masterpieces del percorso spiccano anche l'Assunzione della Vergine e Cristo alla colonna fresco di restauro. Il racconto espositivo intorno al visionario Reni si snoda in dieci capitoli cronologici, ciascuno dedicato a un tema, senza trascurare gli episodi cruciali della sua carriera rivelati nella biografia dello studioso bolognese Carlo Cesare Malvasia, pubblicata nel 1678. Se il primo capitolo accoglie le due versioni dell'Assunzione e Incoronazione della Vergine del Museo del Prado e della National Gallery di Londra, la complessa personalità del pittore emerge nella sezione di apertura sotto forma di ritratti. Le prime pale d'altare e i quadri devozionali, oltre a virtuosi disegni a gesso realizzati durante la frequentazione dell'Accademia dei Carracci, mostrano come Reni abbia forgiato un vocabolario visivo personalissimo unendo il tardo manierismo del fiammingo Calvaert, la pittura innovativa di Carracci e lo studio di artisti dell'Alto Rinascimento come Raffaello e Parmigianino.Guido Reni, Atalanta e Ippomene,1615-18 circa, Olio su tela, 297 x 206 cm, Madrid, Museo Nacional del Prado | Foto: © Museo Nacional del Prado, Madrid Il capolavoro di Reni Cristo alla Colonna dimostra l'influenza formativa di Caravaggio, maestro che il pittore incontrò a Roma dopo il suo trasferimento nel 1601. Si aggiungono al percorso la grande pala d'altare con il Martirio di Santa Caterina e David con la testa di Golia dove è forte l’influsso della scultura antica. Il ritorno a Bologna, nel 1614, dopo tredici anni di assenza, coincide con dipinti a mezza figura come Lot e le sue figlie in arrivo a Francoforte dalla National Gallery di Londra e la Conversione di Saulo. A svelare la “seconda maniera” di Reni, coincidente con la fine degli anni '20 del Seicento, quando la tavolozza del pittore diventa sempre più rarefatta, a conferire ai dipinti successivi uno splendore porcellanato fino ad allora sconosciuto, sono opere come la Visione di sant'Andrea Corsini dagli Uffizi e il Cristo sulla croce dalla Galleria Estense di Modena. Guido Reni, Maddalena Penitente, 1635 circa, Olio su tela, 74.3 x 90 cm, Baltimora, The Walters Art Museum | Foto: © The Walters Art Museum, BaltimoraGli ultimissimi anni della vita di Guido Reni forniscono uno spaccato affascinante del metodo di lavoro del pittore. Alcuni passaggi di queste opere, come Salomè con la testa di Giovanni Battista dal The Art Institute of Chicago rimangono simili a schizzi, dipinti deliberatamente eseguiti in modo superficiale dove il colore risulta semplicemente steso. Si tratta di lavori affascinanti che sanciscono un finale pittorico furioso nell’ultima fase artistica del divino Reni.

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Iran, media: “I militari hanno avvertito Trump sui rischi di una guerra prolungata”. Il tycoon: “Falso, sarebbe una vittoria facile”

L’avvertimento delle alte gerarchie militari è chiaro: attenzione ad aprire una guerra di lungo periodo contro l’Iran perché comporterebbe costi enormi per il paese. E’ il caveat che secondo Wall Street Journal e Axios il capo degli Stati maggiori riuniti statunitense Dan Caine avrebbe messo sul tavolo di Donald Trump. Secondo il quotidiano, Caine avrebbe […] L'articolo Iran, media: “I militari hanno avvertito Trump sui rischi di una guerra prolungata”. Il tycoon: “Falso, sarebbe una vittoria facile” proviene da Il Fatto Quotidiano.