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Sostenibilità dell’industria alimentare: siamo ancora in tempo a invertire la rotta
Secondo l’Onu, nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9,8 miliardi di persone e la domanda di cibo è in continua crescita ma il sistema alimentare è già sotto pressione a causa dei cambiamenti climatici e del mutato contesto economico e sociale. Se da un lato bisogna rimodellare le filiere alimentari verso la sostenibilità, dall’altro manca una definizione univoca del termine “sostenibilità” e dei criteri per misurarla.
Per questo DNV - ente indipendente che fornisce servizi di assurance, certificazione e verifica in tutto il mondo - ha presentato il white paper “The Integrated ESG Approach. Driving the future of Sustainable Food Systems”, che propone «Una prospettiva olistica e con criteri misurabili, passando da una valutazione parziale a una omnicomprensiva dei temi ESG (Environmental, social, and corporate governance), che si tratti di un prodotto, di un'azienda o di un'intera catena di fornitura».
Quel che è chiaro è che l’attuale modello business as usual è insostenibile, come spiega lo stesso report DNV, «L'umanità sta utilizzando 1,75 volte le risorse a disposizione sulla Terra. Si stima che entro il 2030 non basteranno 2 pianeti per sostenere i bisogni della popolazione mondiale. Il 50% della superficie abitabile è già dedicato alla produzione alimentare che è responsabile per il 34% delle emissioni antropiche di gas serra, la maggior parte delle quali (71%) è attribuibile alle attività agricole».
Se è vero che l’agricoltura dà lavoro a un miliardo di persone - il 27% della popolazione mondiale – è anche vero che purtroppo rappresenta anche il 70% del lavoro minorile contro il 19,7% dei Servizi e il 10,3% dell’Industria. Mentre, dice DNV, «A valle della catena di valore ci sono 2 miliardi di persone con deficit alimentari a fronte di 1,9 miliardi di adulti obesi e sovrappeso. Lo spreco alimentare è responsabile per il 6-8% delle emissioni antropiche e, se fosse uno stato, sarebbe il terzo produttore di gas serra dopo Cina e Stati Uniti».
Quindui, una trasformazione sostenibile è indispensabile per salvaguardare il pianeta, garantire a tutti l’accesso a una corretta alimentazione e soddisfare le esigenze delle generazioni future, anche attraverso una gestione circolare del ciclo di vita del prodotto, che vada oltre l’approccio lineare “dal campo alla tavola”.
Nicola Rondoni, head of section e direttore del programma “Sustainable Food Systems and Supply Chains” di DNV fa notare che «Fino a ora però le aziende hanno incontrato difficoltà a mettersi d’accordo sulla definizione stessa di sostenibilità: il quadro normativo è frammentato e nonostante la successione di diversi convegni, dichiarazioni e regolamenti nel corso degli anni è mancato un punto di riferimento in grado di indicare la strada maestra. La conseguenza è stato un approccio parziale alle tematiche ESG, concentrato sull’aspetto ambientale, spesso ridotto alla valutazione della Carbon Footprint, e che trascura le sfere sociali e di governance».
Nel white paper DNV riflette su «Come una corretta strategia dovrebbe integrare le tre dimensioni ESG, a tutto vantaggio del pianeta e di quelle aziende che riuscirebbero così a consolidare la propria reputazione, a corroborare la fiducia dei consumatori e attirare capitali da investitori sempre più attenti alla sostenibilità. L’approccio integrato include la valutazione di tutti gli aspetti ambientali, sociali e di governance e anche le loro reciproche interconnessioni nel sistema di riferimento – sia esso un prodotto, un’azienda o una catena di valore».
Definito il perimetro applicativo dell’Approccio ESG integrato, restano da definire gli indicatori per misurare i progressi. DNV propone tre tipologie: «I “minimi” sono denominatori comuni a più settori e categorie e sono legati alle grandi sfide globali. Ne sono possibili esempi: l’uso dell’energia, il rispetto dei diritti umani, il risk management o le politiche Diversity & Inclusion. Man mano che si entra del dettaglio di una singola Industry, come per esempio quella alimentare, entrano in gioco altri indicatori “specifici per il settore” come possono essere, in ambito ambientale (E), l’uso del suolo, la perdita di biodiversità, la gestione dei packaging e dei rifiuti; in ambito sociale (S) l’approvvigionamento responsabile, la sicurezza alimentare e l’equa remunerazione; in ambito governance (G) l’instabilità geopolitica, il coinvolgimento degli stakeholder o la gestione dei richiami di prodotto. La somma degli “indicatori minimi” e degli indicatori “specifici di settore” fornisce già una valutazione sulla sostenibilità di un’azienda. Ma si può andare oltre, e per una valutazione più accurata della sostenibilità di una specifica categoria di prodotto, l’approccio deve essere arricchito con gli “indicatori raccomandati”. Nell’ambito della filiera ortofrutticola troveremo, per esempio, in ambito ambientale l’uso responsabile delle risorse idriche, nell’ambito sociale la sicurezza occupazionale e il benessere dei lavoratori, in ambito Governance i progetti di sviluppo per l’imprenditoria rurale. L’approccio ESG integrato presenta diversi vantaggi, è adattabile in quanto può essere applicato al singolo prodotto, alle imprese e a intere catene di valore favorendo un confronto oggettivo grazie agli indicatori minimi. È modulare e può aiutare nell’analisi di sistemi complessi potendo in ogni momento tornare a comporre il quadro d’insieme. Un’altra caratteristica è la flessibilità poiché le metriche di valutazione possono essere adattate in base a esigenze specifiche e situazioni eccezionali come lo sono state la pandemia e la guerra».
Rondoni conclude «La transizione verso un modello sostenibile rappresenta una sfida per le aziende del settore F&B ma anche un’opportunità per sviluppare un sistema più efficiente e resiliente. Le aziende che decideranno di inserire l’approccio ESG integrato nella propria strategia avranno un vantaggio competitivo grazie all’impatto positivo sull’ambiente e sulla società, preservando il nostro pianeta per le generazioni future».
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Second life fa tappa a Empoli, in mostra le opere per la sostenibilità di 30 giovani artisti
La nuova tappa di “Second life: tutto torna” è stata inaugurata oggi, presso il Chiostro degli Agostiniani ad Empoli: alla II edizione del concorso promosso da Alia hanno partecipato circa cento giovani artiste e artisti, che si sono interrogati sui concetti dell’economia circolare – come riutilizzo, riciclo e recupero – e li hanno condensati in altrettante opere d’arte.
Con questa seconda edizione, Second life si consolida infatti come il primo concorso artistico a livello nazionale incentrato sul tema “arte e sostenibilità”, con la Toscana come palcoscenico della creatività dei giovani artisti e degli studenti di tutte le Accademie e Scuole d’arte italiane.
Tra le 30 opere finaliste, selezionate da una prima giuria di giovani curatori ed ora in mostra nel Chiostro, sono state successivamente valutate da una giuria composta da affermati critici, storici dell’arte e direttori delle principali istituzioni culturali toscane, che hanno identificato le tre opere vincitrici e le menzioni speciali.
Prima classificata Caterina Dondi, artista ventiquattrenne della provincia di Varese, con l’opera “Ordinare Senza Spostare”; la seconda opera classificata, “Espositore di Luoghi”, arriva da Messina ed è stata realizzata dal ventiseienne Giuseppe Raffaele con tecnica mista (ferro-carta-terra); a chiudere il podio “Curae”, dell’artista milanese Giulia Pirri (classe 1994).
Le tre menzioni speciali sono state invece assegnate a: Elisa Pietracito, artista ventiseienne della provincia di Firenze, per “Sotto lo stesso cielo” realizzata con filo di rame di scarto cucito a mano su tessuto di riciclo; Edoardo Sessa, ventisettenne di Varese, con la performance “Homologation” ed il giovanissimo artista cinese (classe 2002) Siyang Jiang con l’opera “If you want to live” realizzata con vetro, alluminio, legno, pianta, terra, candele.
Il main partner di Second life, Evolve Maire Tecnimont Foundation, ha infine selezionato per la menzione speciale l’opera di Federico Ferroni “Decay”.
«Questa nuova edizione del contest – commenta il curatore della mostra Marco Meneguzzo – conferma che il tema della sostenibilità, e con esso il rispetto dell’ambiente, è fortemente introiettato nelle nuove generazioni; un tema con cui si confrontano costantemente. Le opere in mostra raccontano come la questione ambientale sia vissuta in modo individuale piuttosto che sociale dai giovani artisti, con attenzioni più intimiste che “politiche”, intendendo con quest’ultimo termine l’aspetto sociale e relazionale delle persone. L’attenzione alle “piccole cose” non può esistere senza un tempo rallentato che, coscientemente o no, sembra già un’indicazione di soluzione del problema».
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Torna Nontiscordardimé, operazione scuole pulite 2023
«Migliorare le scuole e renderle più accoglienti e confortevoli, coinvolgendo l'intera comunità scolastica in piccoli lavori di manutenzione, dal rinfrescare e decorare le pareti di classi e corridoi al piantare alberi e fiori, fino alla realizzazione di orti scolastici, ripensando e abbellendo gli spazi interni ed esterni» è questa la missione di Italia “Nontiscordardimé - Operazione Scuole Pulite 2023”, la storica campagna di volontariato di Legambiente dedicata alla riqualificazione e rigenerazione degli edifici scolastici che vede protagonisti studenti, insegnati, genitori e volontari che torna il 10 e 11 marzo torna in tutta Italia.
Al centro della XXV edizione dell’iniziativa, alla quale hanno aderito 2.875 classi per un totale 282 scuole, la lotta ai cambiamenti climatici, obiettivo dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, in cui la scuola gioca un ruolo fondamentale nell’informare e sensibilizzare i ragazzi sulle cause e a stimolarli nel praticare semplici gesti per contrastarli, a partire dal luogo che frequentano tutti i giorni. Come organizzare mercatini del riuso baratto, puntare sempre più a una raccolta differenziata a scuola e in classe, utilizzare in modo ragionevole riscaldamenti, luce e acqua e scegliere una mobilità a basso impatto ambientale.
Novità di questa edizione è il focus sull’Inefficienza energetica del patrimonio scolastico, presentato oggi in un webinar sul canale YouTube di Energia Legambiente, nell‘ambito della campagna Civico 5.0, che analizza le termografiei di 33 edifici di scuole e università di Roma: 2 scuole dell'Infanzia, 1 scuola dell'infanzia e primaria, 10 scuole primarie e secondarie di primo grado, 9 scuole secondarie di secondo grado, e 11 facoltà e dipartimenti universitari.
Legambiente denuncia che «Tutti gli edifici scolastici presi in considerazione hanno presentato criticità più o meno gravi legate a dispersioni di calore (da travi e solai, infissi, cassettoni e termosifoni) con conseguente aumento dei costi in bolletta, sprechi energetici ed emissioni climalteranti. Anche gli edifici storici, nonostante le mura più spesse, hanno registrato dispersioni dalle pareti, dove sono visibili le impronte termiche dei termosifoni, infissi e cassoni per le serrande». Il caso di Roma è solo l’emblema del forte ritardo delle amministrazioni sulla messa in sicurezza degli edifici e sull’efficientamento energetico, come evidenziato anche dalla XXII edizione di Ecosistema Scuola.
Roberto Scacchi, presidente Legambiente Lazio, ha commentato: «Se il settore edilizio è tra i più energivori e climalteranti, l’edilizia scolastica non fa eccezione in tema di inefficienza. Nella Capitale quanto emerge dalle analisi termografiche, conferma un quadro preoccupante: per gli edifici analizzati, per gli oltre 1.200 edifici scolastici di tutta Roma e per le scuole italiane in generale; luoghi energivori come pochi vista l’enorme dispersione di calore, causata da strutture non in grado di rispondere alle esigenze di efficientamento, che devono essere invece una delle pietre angolari nella sfida verso la transizione ecologica. L’efficienza energetica rappresenta infatti un elemento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi climatici, per rinforzare l’indipendenza energetica dell’Italia e per ridurre le spese energetiche. Per questo servono politiche serie e concrete di decarbonizzazione del settore, tema su cui il Governo Meloni ad oggi si sta muovendo in direzione opposta agli interessi del Paese».
Legambiente indica una roadmap per recuperare i forti ritardi degli edifici scolastici italiani sull’efficientamento energetico: «In primo luogo, è urgente completare l’anagrafe scolastica per tutti gli edifici e rendere pubbliche le condizioni e le entità dei fabbisogni; rivedere poi i parametri di ripartizione dei fondi, orientando maggiori investimenti verso i territori soggetti a svantaggi socio-ambientali e con gap infrastrutturale; inaugurare una generazione di scuole sostenibili e innovative, aperte al territorio e dotate di servizi integrati. E ancora procedere, attraverso i fondi del PNRR, all’efficientamento energetico degli edifici e all’installazione di impianti di energia rinnovabile, raggiungendo una diminuzione dei consumi almeno del 50%. Incentivare la costituzione di comunità energetiche rinnovabili e solidali (C.E.R.S.); una seria e concreta politica di efficientamento del settore edilizio, in grado di affrontare le sfide della decarbonizzazione del settore, eliminando ad esempio le caldaie a fonti fossili dal sistema premiante e obbligando all'utilizzo di materiali innovativi e sostenibili. Infine, rivedere il sistema di incentivi in tema di edilizia e riqualificazione energetica».
Claudia Cappelletti, responsabile scuola e formazione di Legambiente, conclude: «La XXV edizione di Nontiscordardimé – dichiara è l’occasione per tutta la comunità scolastica di essere protagonista nella lotta ai cambiamenti climatici, co-progettando e intraprendendo azioni concrete per la sostenibilità; senza dimenticare quelli che sono i problemi quotidiani di molti edifici scolastici, troppo spesso vecchi, poco sicuri e sostenibili, con una importante necessità di interventi di riqualificazione e rigenerazione».
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Le rinnovabili italiane offrono 540mila nuovi posti di lavoro, ma la formazione arranca
Ad oggi in Italia si contano circa 3,1 milioni di green job o posti di lavoro “verdi”, un dato che è destinato a registrare una robusta crescita nel corso dei prossimi anni: solo nel comparto elettrico al 2030 si attendono 540mila nuovi posti di lavoro nell’ambito delle rinnovabili, come ricordato da Elettricità futura – la principale associazione confindustriale di settore – a Firenze nel corso di Didacta, la più importante Fiera sull’innovazione del mondo della scuola.
«Il Piano 2030 del settore elettrico prevede di creare 540.000 nuovi posti di lavoro in Italia, opportunità di occupazione che permetteranno alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi di realizzarsi contribuendo a rendere il nostro Paese più indipendente, sicuro e sostenibile dal punto di vista energetico», spiega il presidente di Elettricità futura, Agostino Re Rebaudengo.
Un’evoluzione nel mondo del lavoro che richiama all’esigenza di un’analoga transizione nel mondo della formazione. Alcuni esempi d’eccellenza sono già in campo, come messo in evidenza proprio a Didacta dal workshop Green jobs nel settore elettrico: insegnare la transizione energetica, orientarsi verso nuove opportunità di lavoro, dove Alda Paola Baldi – Head of procurement Italy di Enel – ha parlato di #EnergiePerLaScuola, il programma lanciato da Enel per rispondere alla richiesta del settore energetico di nuove professionalità altamente specializzate.
La prima edizione del programma (nel 2021/2022) ha interessato 11 scuole, 8 aziende dell’indotto e coinvolto circa 100 studenti. Attualmente è in corso la seconda edizione, con oltre 60 scuole e più di 500 studenti coinvolti sul territorio nazionale. Si tratta di un progetto formativo che si aggiunge ad altre iniziative già avviate da Enel, come “Energie per crescere”, lanciato nel 2022 in collaborazione con Elis per formare 5.500 nuovi operatori delle reti smart e che ha recentemente bissato per formare entro il 2025 altri 2mila nuovi professionisti della transizione energetica.
«Il mondo della formazione – aggiunge Re Rebaudengo – ha un ruolo fondamentale per orientare gli studenti verso i green jobs. Oggi tra le imprese che assumono e gli studenti che escono dalla scuola, dalle università, dagli istituti tecnici c’è un gap di competenze e capacità, e non solo. Manca quell’infrastruttura di collegamento che dalla formazione assicuri un passaggio rapido e mirato al mondo del lavoro, un ponte da costruire quando ancora i ragazzi stanno studiando. Invito i decisori del mondo dell’istruzione, i responsabili dei piani didattici, le case editrici, gli autori dei libri di testo a lavorare in sinergia con Elettricità futura, nel comune intento di sviluppare una visione integrata dell’istruzione e del lavoro e creare un ponte efficace tra l’offerta e la domanda di green jobs».
Un approccio formativo di questo stampo permetterebbe anche di superare più agevolmente alcuni limiti culturali che ancora frenano il Paese nella corsa alle fonti rinnovabili: «Molti dei pregiudizi sull’impatto delle rinnovabili – argomentano nel merito dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, guidata dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi – nascono spesso da una interpretazione errata della tutela ambientale, che viene intesa principalmente come salvaguardia integrale del paesaggio. Pensando agli impatti sull’ambiente delle fonti rinnovabili, tuttavia, bisognerebbe soprattutto ricordare che la crisi climatica oggi rappresenta la più grave minaccia ambientale e che le rinnovabili sono le nostre più preziose alleate per combatterla».
Per chiarire questo approccio, basti un esempio su tutti: «Prendiamo la peggiore delle ipotesi possibili, ossia – continuano dalla Fondazione – di produrre tutta l’elettricità che ci servirà da qui ai prossimi 20 o 30 anni, quando a causa dell’elettrificazione degli usi finali ne consumeremo molto più di adesso, unicamente con pannelli fotovoltaici e pale eoliche. A questi impianti dovremmo dedicare circa 200 mila ettari di superficie, ossia lo 0,7% del territorio nazionale. Non si tratta certamente di un valore trascurabile, ma non sembra neanche essere una superficie tale da compromettere in maniera irreversibile il paesaggio, se ben gestita. Analogamente, non sembra neanche essere una superficie tale da incidere negativamente, come affermano alcuni, sulla produzione alimentare: per avere un paragone, i terreni agricoli sono pari a oltre 16 milioni di ettari, circa la metà della superficie nazionale, di cui quasi 4 oggi attualmente inutilizzati».
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Acquacoltura: a Taranto un passo verso la sostenibilità
Nel 2021 l’United Nations environment programme (Unep) stimava che in Europa le attività marittime come pesca e acquacoltura contribuiscono rispettivamente al 39% e al 14% dei rifiuti marini a causa dell’abbandono e/o perdita accidentale in mare di boe, reti, sacchi per mangimi, guanti e scatolame. Dati destinati ad aumentare a causa della crescente richiesta sul mercato di prodotti ittici destinati al consumo umano come pesce, mitili e crostacei in quanto importanti fonte alimentare. In particolare, in Europa i mitili costituiscono circa un terzo di tutti i prodotti provenienti da attività di acquacoltura, con una produzione che ha raggiunto le 522.400 tonnellate nel 2016, il 24,5% rispetto alla produzione mondiale (Pietrelli, 2022).
Oggi, alla Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN) di Amendolara (CZ) della sulla costa ionica calabrese, sono stati presentati i risultati della ricerca condotta dai ricercatori della SZN in collaborazione con l'università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (UNISG) e Novamont, per verificare le potenzialità del Mater-Bi nel settore della mitilicoltura.
Il progetto, realizzato nel mar Piccolo di Taranto , dove 602 ettari sono dedicati alla mitilicoltura. In questo bacino costiero si sviluppa l’intero ciclo produttivo della cozza nera di Taranto, Presidio Slow Food dal 2022. La produzione è totalmente artigianale, gestita da PMI spesso a conduzione familiare, e gli allevatori, visto il forte legame con il territorio, sono alla ricerca di strumenti innovativi a supporto dei criteri di sostenibilità. Per Francesco Marangione, mitilicoltore della Cooperativa CO.MI.OS., «L’utilizzo delle reste in Mater Bi rappresenta per noi una valida alternativa coerente anche con le nuove normative che vietano l’utilizzo di materiale plastico per l’allevamento dei mitili nel Golfo di Taranto»,
Alla SZN spiegano che « il progetto ha avuto come obiettivo quello di individuare nuove soluzioni per migliorare la sostenibilità del settore dell'acquacoltura, attraverso l'utilizzo di materiali biodegradabili e compostabili, in sostituzione dei classici materiali in plastica (calze in polipropilene) normalmente utilizzati e altamente inquinanti». Ne è venuto fuori che «I mitili allevati nelle reste in Mater –Bi crescono più velocemente di quelli innestati nelle reste in polipropilene, con un vantaggio per i mitilicoltori in termini di resa economica».
Lo studio ha applicato per la prima volta «L’analisi FT-IR complementarmente alla valutazione della colonizzazione batterica, per valutare cambiamenti superficiali dal punto di vista chimico delle calze in polipropilene ed in Mater-Bi». I risultati hanno mostrato che «Non sono presenti picchi aggiuntivi nello spettro delle plastiche (PP e Mater-Bi) rispetto al controllo, indicando che non è avvenuta alterazione della composizione chimica a livello superficiale nei campioni sottoposti al periodo di stabulazione. Inoltre dai test effettuati su terreni selettivi per la ricerca di microrganismi patogeni, non è stata evidenziata presenza di batteri patogeni o potenzialmente pericolosi per l’uomo».
I ricercatori evidenziano che «Questi risultati ci consentono di affermare che l’impiego delle reste in Mater-Bi durante l’intero ciclo produttivo dei mitili può essere una valida alternativa all’utilizzo della plastica convenzionale, grazie alle buone prestazioni in termini biologici, meccanici e ambientali emerse durante l’esperimento».
La giornata ha costituito un'importante occasione per discutere le opportunità e le sfide dell'utilizzo di materiali biodegradabili e compostabili nel settore dell'acquacoltura, e per presentare le soluzioni innovative sviluppate dalla ricerca condotta dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn in collaborazione con l'Università di Scienze Gastronomiche e la direttrice della sede Sicilia della SZN, Teresa Romeo, ha evidenziato che «Questo progetto sperimentale, realizzato nel Golfo di Taranto come area pilota, rappresenta un modello di innovazione che vede insieme ricerca, innovazione e imprese produttrici che operano al fine di garantire un’attività sostenibile nell’ottica di un’economia circolare, e che può fungere da studio pilota per fornire anche misure di gestione a supporto del settore della mitilicoltura da poter esportare su scala nazionale».
Gabriele Cena responsabile relazioni esterne e partnership dell’UNISG di Pollenzo, ha concluso: «Lo scorso dicembre presso il ministero dell’agricoltura abbiamo presentato come Ateneo insieme a diversi partner accademici e enti di ricerca il Patto con il Mare per la Terra, nato per connettere università, istituzioni, imprese, centri di ricerca per promuovere politiche di protezione dell’ecosistema marino e di conservazione della biodiversità, oltre che strategie di sviluppo sostenibile del settore e di promozione di buone pratiche. Questo progetto, sviluppato grazie al sostegno da parte di Novamont, è un primo esempio di collaborazione concreta tra enti di ricerca, istituzioni e aziende private per trovare soluzioni innovative e concrete per ridurre l’impatto sugli ecosistemi marini».
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Estra, oltre 40mila studenti partecipano alle Scuole viaggianti per l’educazione ambientale
Oltre 830 scuole, 1.600 classi e 40mila studenti hanno aderito al progetto di educazione ambientale “Scuole viaggianti”, promosso dalla multiutility Estra, su cui si è alzato stamani il sipario con la diretta streaming EstraTalk: Le scelte sostenibili.
Il progetto è dedicato agli studenti delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di I grado di ben 5 regioni (Abruzzo, Marche, Molise, Toscana e Umbria), e si propone come un formato didattico innovativo per l’educazione alla sostenibilità.
«Scuole viaggianti oggi entrato finalmente nel vivo ed i numeri delle scuole partecipanti vanno davvero ben al di là delle nostre attese, confermando una scelta che è stata innovativa nei contenuti e negli strumenti e che si è rivelata vincente – commenta Alessandro Piazzi, ad di Estra – Stiamo investendo sul futuro: a partire dall’infanzia, dai più piccoli ai più grandicelli, contribuiamo all’educazione ambientale delle nuove generazioni».
A partire da esempi molto concreti: il talk odierno ad esempio ha dato l’occasione per presentare alle scuole il progetto Prato urban jungle (di cui Estra è partner), pensato per ri-naturalizzare i quartieri di Prato in modo sostenibile e socialmente inclusivo. Proprio in queste settimane, inoltre, si stanno svolgendo gli Incontri tra Viaggiatori: le classi si incontrano “digitalmente” per condividere in videochiamata il loro percorso, ma anche per raccontare il proprio territorio.
Tutte queste attività sono pensate per arricchire e diversificare l’esperienza delle 833 scuole che in questa prima edizione 2022-2023 partecipano al progetto, e che si concluderà con interessanti premi. Tutte le classi che parteciperanno attivamente assisteranno ad una rassegna teatrale digitale, mentre per le quindici Scuole che avranno realizzato i diari di viaggio più originali e interessanti, in palio uno spettacolo teatrale dal vivo, il ByBike Teatro, in cui avverranno anche le cerimonie di premiazione. Infine tutte le Città Smart create dalle scuole concorreranno ad un contest che attribuirà buoni da 500 euro e che è organizzato in partenariato con Anci e con Nanabianca.
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