Catania, la palestra apre in segreto e viola il Dpcm. Il racconto del proprietario: «Lo rifarò: qui è sicuro»

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Il 14 gennaio l’irruzione della Polizia. C’erano diversi clienti nascosti in una saletta e al buio. «Vi prego: fateci riaprire, dateci delle regole», dice Giuseppe Pittarà, 45 anni.
Giuseppe Pittarà, 45 anni, siciliano, è il proprietario di una palestra, nel cuore di Catania, chiusa il 14 gennaio dopo l’irruzione delle forze dell’ordine che hanno sorpreso diversi clienti mentre si allenavano, in violazione dell’ultimo Dpcm che vietano la riapertura delle palestre per contenere la pandemia del Coronavirus. «Un blitz come se fossi un criminale. In palestra c’erano 8-9 persone su 600 metri quadrati di locale. Quasi i ragazzi nemmeno si incontrano, rispettano il distanziamento sociale ma non indossano la mascherina, altrimenti finirebbero per sentirsi male durante l’allenamento», si difende lui.

«I clienti nascosti in una saletta durante l’irruzione della Polizia»

Giuseppe e il suo socio, però, quando la polizia si è presentata davanti alla loro porta, hanno chiesto ai clienti presenti di nascondersi. «Li abbiamo fatti mettere in una stanza. Ovviamente la polizia li ha trovati e multati. Lo abbiamo fatto per evitare loro di dover sborsare 400 euro di sanzione. A me hanno dato anche la chiusura per 5 giorni» a partire dal termine delle misure restrittive attualmente in vigore.

«#IoApro come i ristoratori»

Per entrare in quella palestra bastava chiamare uno dei due soci, tra cui Giuseppe Pittarà: «Però, attenzione, non c’era nessun “codice” per entrare». Secondo le ricostruzioni degli agenti intervenuti, invece, serviva «bussare contro la porta d’ingresso seguendo una certa cadenza, in modo da farsi riconoscere». Una sorta di codice segreto sonoro. Pittarà ammette la violazione dei Dpcm. Anzi, racconta che continuerò a violarne le disposizioni: «L’ho fatto, anzi lo rifarò, per necessità. Tra qualche giorno, infatti, riaprirò la mia palestra. E lo farò alla luce del sole. #IoApro come i ristoratori che hanno protestato il 15 gennaio. Noi, sia chiaro, siamo disperati e non ci arrivano aiuti dallo Stato. Se perdo questa attività a 45 anni, poi che altro posso fare? Prima pensavo di avere un futuro e ora…».

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«Ci rimandano sempre mentre gli altri riaprono»

Giuseppe Pittarà racconta di avere anche due figli da sostenere. Ma da quasi un anno è a casa – tranne qualche timida apertura – accumulando debiti su debiti, dice, e con un futuro che appare sempre più incerto: «Per sopravvivere sto usando i miei risparmi. Cosa faccio quando termineranno? A quel punto andrò a rubare?». Intanto ha chiesto al proprietario del locale in cui si trova la sua palestra di sospendere il pagamento dell’affitto: «Ha accettato ma, quando torneremo, dovremmo pagargli almeno 15 mila euro. Dove li prenderò?», si chiede.
«Quello che mi fa rabbia – continua – è che per le palestre è un continuo rimandare. Gli altri, più o meno, riaprono. Noi no. Vi prego: imponeteci delle regole, dateci un limite di capienza ma non fateci stare chiusi. L’emergenza sanitaria è una cosa grave e importante, il Covid c’è eccome. Ma, se volete farci stare chiusi, ristorateci».

«Le palestre non sono un luogo di contagio»

Intanto, come già capitato coi ristoratori, non mancherebbero i clienti pronti a violare i Dpcm e a beccarsi una multa salata pur di andare ad allenarsi. «Le persone sono stanche, io ho rifiutato tantissimi clienti che vorrebbero venire ad allenarsi da noi. Le palestre non sono un luogo di contagio, sono sicure. Disinfettiamo ogni volta gli attrezzi, tutti si igienizzano le mani e stanno distanti l’uno dall’altro. Peraltro conosciamo anche i loro nomi e cognomi, altro che bus e aerei in cui i passeggeri viaggiano ammassati», dice Pittarà.
Foto in copertina: GIUSEPPE PITTARA’ | FACEBOOK
Fonte: Open.Online

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