Berlino, l’italiano che organizza rave: “I rave sono cultura il mondo l’ha capito, l’Italia ne ha paura

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BERLINO – “L’Italia è un Paese che odia i giovani, che li considera un problema invece che una risorsa. È assurdo. Io, perciò, me ne sono andato”. Danilo Rosato si è trasferito a Berlino nel 2008. E nel giro di pochissimi anni è diventato un’istituzione. Quando è arrivato nella capitale “scappando dall’Italia berlusconiana e dai sindaci-sceriffo che sgomberavano i centri sociali”, Danilo ha creato un rave popolarissimo che nessuno si è mai sognato di sgomberare, Homopatik. Quando gli chiedo dei permessi, ride: “ma quali permessi”. Adesso organizza un altro rave che dura tre giorni, sempre affollatissimo, il Buttons. E da questi decenni di impegno, racconta, sono nate “imprese, start up, idee, in una parola: economia”. Tre milioni di turisti vengono a Berlino soltanto perché attratti dalla “Clubszene”: passano le notti a ballare, a rilassarsi. Una realtà che assicura quasi 1,5 miliardi all’anno di indotto alla famosa città “povera ma sexy” come la battezzò l’ex sindaco Wowereit. Rosato stesso ha fondato un’azienda che organizza festival, il più famoso è “Whole”, un rave di tre giorni in una vecchia miniera dismessa della Sassonia-Anhalt, Ferropolis, che attira settemila ragazzi da tutto il mondo. “E non è mai successo niente”, scandisce al telefono. “L’unico imperativo è divertirsi”.

Decreto anti-rave, una norma liberticida di Carlo Bonini 01 Novembre 2022 Rosato, cosa ne pensa del decreto anti-rave italiano?
“È la conferma che l’Italia è un Paese da cui i giovani possono solo scappare. I rave, in altre parti del mondo e specialmente qui a Berlino sono considerati una risorsa immensa. E non solo dal punto di vista economico. Da sempre l’arte è fatta di

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