Fondi destinati all’ammodernamento della rete autostradale trasformati, secondo l’accusa, in dividendi per i soci. È il fulcro dell’inchiesta della Procura di Roma che vede coinvolti 38 manager di Autostrade per l’Italia (Aspi). Al centro dell’indagine il presunto falso in bilancio nei conti approvati tra il 2017 e il 2022: secondo i pm Lorenzo Del Giudice e Fabrizio Tucci, circa 600 milioni di euro sarebbero stati dirottati dagli investimenti infrastrutturali verso la remunerazione degli azionisti.
L’inchiesta si è progressivamente allargata, coinvolgendo i consigli di amministrazione e i collegi sindacali succedutisi nel quinquennio contestato. Tra gli indagati figurano nomi di primo piano: manager legati alla famiglia Benetton, un ex senatore del Pd ed esponenti riconducibili a Cassa Depositi e Prestiti.
La ricostruzione accusatoria ipotizza un sistema in cui i pedaggi pagati dagli utenti, anziché finanziare manutenzione e innovazione tecnologica della rete, venivano impiegati per gonfiare gli utili. Un presunto meccanismo contabile che avrebbe garantito lauti profitti ai privati a discapito della sicurezza del servizio pubblico.



