di Massimiliano Cannata*
Ne La differenza fondamentale (ed. Mondadori) nell’ultimo appassionante saggio di Luciano Floridi, professore di etica e filosofia e direttore del Digital Ethics Center della Yale University, viene affrontato il cambio di prospettiva che il prepotente sviluppo dell’IA sta generando nella vita quotidiana di tutti noi.
Sistematizzare è da sempre il ruolo principale dei filosofi. Lo sapevano i pensatori dell’antichità, a cominciare da Socrate, lo sa molto bene anche il nostro studioso come ha dimostrato in opere che oggi fanno da riferimento nel dibattito teorico che in tutto il mondo riguarda lo sviluppo dell’IA.
La quarta rivoluzione, Pensare l’infosfera, Filosofia dell’informazione (testi pubblicati da Raffaello Cortina) hanno offerto contributi molto utili alla comprensione del delicato rapporto uomo-macchina, binomio classico tutto da reinterpretare per effetto degli impatti della pervasività del digitale.
“Dobbiamo renderci conto – spiega l’autore – che quando parliamo di intelligenza artificiale il problema nasce dalla definizione originaria, frutto di un grande successo di marketing che risale a più di cinquanta anni fa, che di fatto ci ha fuorviato e ci ha portato ad attribuire alle macchine
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