Il centro per migranti di Gjader non è mai stato così pieno. Nelle ultime due settimane il governo ha trasferito circa settanta persone dai Cpr italiani, compreso chi in Albania c’era già stato, inutilmente. Il tutto malgrado il Protocollo sia sotto esame alla Corte di giustizia Ue e i giudici italiani continuino a ordinare rientri in Italia. O forse proprio per questo. L’accelerata arriva infatti a un mese dal referendum sulla giustizia, mentre non passa giorno senza che una sentenza sull’immigrazione venga trascinata in un dibattito dove c’entra come i cavoli a merenda. Basterà che una parte dei nuovi arrivati faccia domanda d’asilo perché la Corte d’Appello di Roma ne ordini il rientro e la maggioranza gridi un’altra volta al boicottaggio. E poco importa che siano le norme europee a riconoscere il diritto del richiedente di attendere sul territorio dello Stato membro l’esito della propria richiesta.
Congetture? Il trasferimento nel Cpr albanese non è garanzia di rimpatrio. Anzi, i pochi rimpatriati sono sempre stati riportati in Italia perché la legge non ammette espulsioni dall’estero. Perché insistere? “Non mi risulta che
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