È il caschetto biondo (maschile) più famoso della musica italiana. Nino D’Angelo si racconta al Corriere della Sera ripercorrendo la propria vita e la propria carriera, decollata proprio quando ha cambiato acconciatura. Il merito è del suo barbiere, spiega l’artista: “Quando cantavo ai matrimoni, agli inizi, mi facevano una chiavica, dicevano che non ero un bel ragazzo. Ero piccolo, non ero stu piezz ’e guaglione, i capelli però erano belli. Lui mi propose: ‘Facciamo un caschetto?’. Ed è successo il finimondo“.
Il ricordo del primo Festival di Sanremo
Nel 1986 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo, dando un dispiacere a Claudio Villa: “Voleva morire, diceva che il Festival non era importante per me. E io: Claudio, voglio diventare popolare come te”. Di quell’esperienza ha anche ricordi dolorosi, e non esita a parlare di “razzismo”. “Mi hanno trattato come un immigrato” continua. “Se ci fossero state le barche per arrivare a Sanremo me ne avrebbero fatta prendere una. Sono stato il primo immigrato d’Italia, il terrone. Cantavo in napoletano, oggi è un merito, negli anni ’80 no. Sono
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