In Emilia Romagna e nelle Marche è ricominciata la conta dei danni. Regolari, queste alluvioni arrivano ormai con una frequenza impressionante. E ogni volta è un disastro. Pochi giorni fa stesse scene da altri Paesi europei, ma come mai Vienna non è finita sott’acqua?
Faenza e mezza Emilia Romagna, così come le Marche, di nuovo piegate da alluvioni e frane. Una lunga serie di danni dovuti ai nubifragi che si sono abbattuti su un territorio che ha rivissuto, così, l’incubo dell’alluvione del maggio del 2023. Le criticità più importanti hanno riguardato i fiumi Lamone, Marzeno e Senio, nel ravennate e il Montone, nel forlivese, costringendo ad evacuare un migliaio di persone.
I fiumi, già i fiumi. In Italia – che è il Paese col più elevato rischio di dissesto idrogeologico in Europa – ne abbiamo più di 1000: possibile che siano tutti pronti ad esondare sempre rovinosamente, lasciando distruzione ovunque? Sì, possibile. Rimuovere dighe e sbarramenti o altri ostacoli obsoleti che frenano il naturale fluire dei corsi d’acqua e favoriscono piuttosto l’accumulo di detriti è un
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