Subito dopo l’infortunio, nel comunicato della Federazione sport invernali mandava un messaggio ottimista: «Saprò alzarmi anche stavolta». Ma in cuor suo non ci credeva. Troppo dolore, troppo grave l’incidente, l’amarezza di essersi fatta male durante un allenamento controllato. «Vedevo il futuro come un pannello nero, ero disperata, ero morta dentro», confessa ora Sofia Goggia al Corriere della Sera, a 45 giorni dalla caduta a Ponte di Legno, vicino a Temù, in provincia di Brescia. «Frattura articolare scomposta pluriframmentaria del pilone tibiale destro» recitava il bollettino, una sentenza per la sciatrice che era così costretta a dire addio alla possibilità di vincere in questa stagione per la quinta volta la Coppa del mondo di sci in discesa libera, che stava dominando
Sofia Goggia dopo l’infortunio: «Ero disperata, morta dentro. Non forzerò il recupero»
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