Una nuova procedura d’infrazione e un deferimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Questa settimana Bruxelles è tornata a bacchettare l’Italia su due questioni irrisolte da anni: le acque di scarico e gli standard sulla qualità dell’aria. Nel pacchetto di procedure d’infrazione di marzo, l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen ha deciso di deferire il governo italiano alla Corte Ue per non aver rispettato alcuni obblighi di raccolta e trattamento degli scarichi idrici previsti dalla direttiva europea. Allo stesso tempo, la Commissione Ue ha aperto una nuova procedura d’infrazione per lo sforamento dei limiti giornalieri di concentrazione dell’inquinamento atmosferico. Una questione di cui si è tornati a parlare molto nelle scorse settimane con l’ennesima allerta smog che ha interessato
Smog, assegno unico, spiagge, rifiuti: l’Italia nel mirino dell’Ue per 71 motivi. E le infrazioni ci sono già costate quasi 900 milioni di euro
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