“Più lunga la gittata dei razzi più noi avanzeremo su Kiev”. La Russia contro le forniture

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«Più lunga sarà la gittata delle armi a Kiev e più avanzeremo». Taglia corto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov dopo l’annuncio di più performanti sistemi in arrivo dall’Occidente. In prima fila nelle spedizioni alla resistenza ucraina, Usa e Gran Bretagna. E ieri è stato il premier britannico a certificare l’inoltro di lanciarazzi multi-testata a lungo raggio; finora rimasti nei cassetti di Sua Maestà. Gittata: 80 km, conferma Londra nonostante le minacce del Cremlino.

Qualcosa è cambiato al 103esimo giorno di guerra. «Non possiamo assistere inerti al fuoco dell’artiglieria russa a lungo raggio che spiana città e uccide civili», spiega BoJo. Mosca, nelle sue intemerate mediatiche, ribalta invece la realtà. L’Armata rossa bombarda senza sosta. E il Cremlino espone la tesi del pericolo dato dai nuovi sistemi occidentali, giustificando così l’ennesimo schieramento militare in territorio bielorusso; missili tattici a corto raggio Iskander-M comparsi ieri e artiglieria antiaerea a medio raggio Pantsir, con S-400 e caccia.

Le armi occidentali servono invece per rigettare l’invasione lanciata il 24 febbraio, spintasi ad attaccare pure i depositi di grano. Per gli 007 di Sua Maestà, i russi hanno portato armi anche sull’Isola dei Serpenti, «sistemi terra-aria SA-15 e Sa-22» per dare copertura alle imbarcazioni e rendere più solido il blocco navale dopo aver perso l’incrociatore Movska.

Terra a Nord, mare a Sud; due possibili nuovi fronti. Il presidente ucraino Zelensky teme che i russi possano colpire Odessa dai Serpenti e chiede armi antinave. I raid missilistici di Mosca non puntano più solo ai depositi di munizioni. «Per questo il Regno Unito donerà alle forze ucraine sistemi missilistici multipli, in modo che possano respingere efficacemente l’incessante aggressione», insiste Johnson. Gli accoliti dello zar rimandano al mittente anche le rassicurazioni di Washington sui lanciarazzi Himars e sul loro ridotto raggio d’azione: limitato dagli Usa, per evitare che le forze ucraine li usino per mirare obiettivi interni alla Federazione. «Sposteremo più lontano la linea da cui i neo nazisti possono minacciare la Russia», insiste Lavrov. Per il capo-diplomazia russo, è «semplificazione» dire che «l’operazione militare speciale» è causa della fornitura di armi. «Abbiamo avvertito per 20 anni Londra, Washington e i Paesi della Nato». Riporta le lancette della crisi al passato, pur di non guardare il presente. Una fissazione sua e della portavoce. Poi la nuova minaccia. Una tenaglia russa. Da ieri, infatti, anche il palazzo presidenziale è nel mirino del Cremlino: le forze speciali furono respinte nel blitz contro Zelensky all’alba dell’invasione. «Ma se Kiev avrà missili a lungo raggio la Russia potrebbe centrare infrastrutture ucraine e istituzioni», l’avvertimento del capo della commissione difesa della Duma. Già Putin aveva anticipato che Mosca avrebbe cercato nuovi bersagli, se gli Himars con gittata massima 70 km fossero giunti a destinazione: «Useremo armi distruttive, ne abbiamo in quantità per obiettivi che non stiamo ancora colpendo, anche a Kiev» (5 missili caduti due giorni fa).

Le armi promesse o inviate da Washington a oggi contano 72 obici da 155 mm, 72 mezzi da traino, 144 mila munizioni e 120 droni tattici Phoenix Ghost, sviluppati dall’aeronautica Usa per le esigenze ucraine; poi elicotteri, blindati, 1.400 antiaerei Stinger, 5mila missili anticarro Javelin, migliaia di fucili. E a complicare il quadro c’è l’allarme dell’Interpol su armi occidentali che potrebbero finire nel mercato nero in mano alla criminalità organizzata: stando a certe chat consultate via Telegram, già una realtà per pistole e Ak-47.

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