Iran, l’ayatollah nel pallone: dopo il trionfo sul Galles il regime salta sul carro della nazionale

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Gli ayatollah nel pallone sono un’immagine a dir poco inconsueta a giudicare dalla crudeltà con cui il regime di Teheran reprime la rivolta delle donne e dei giovani. Eppure è quel che sta accadendo in Iran dopo la vittoria (2 a 0) della nazionale contro il Galles. E dopo che i calciatori, diversamente da quanto fecero nella partita dell’esordio, hanno cantato l’inno. Abbastanza per spingere i media ufficiali iraniani a salire sul carro del vincitore, cioè del ct Carlos Queiroz. «I dragoni sono caduti in ginocchio davanti ai ghepardi iraniani», ha enfaticamente titolato in apertura il sito dell’agenzia ufficiale Irna.

I calciatori dell’Iran cantano l’inno

Tra le foto a corredo del pezzo anche quella di Hamid Sajjadi, ministro dello Sport, e di Mehdi Taj, presidente della Federcalcio della Repubblica islamica, seduti in tribuna allo stadio di Doha, accanto al presidente della Fifa, Gianni Infantino. Anche Queiroz non ha resistito al richiamo della retorica: «Siamo riusciti a restituire il nostro orgoglio e il nostro prestigio e riconquistare la nostra dignità». In effetti, dopo il 2 a 6 contro l’Inghilterra pizzicare un po’ le corde dell’orgoglio ritrovato ci può stare. Ovviamente il regime non sta a guardare. Anche in Iran una vittoria ai Mondiali di calcio è un tonificante per il governo. E quello in carica a Teheran vive davvero il suo momento più drammatico.

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Non stupisce, quindi, se anche il presidente Ebrahim Raisi ha diffuso un messaggio di «ringraziamento» ai calciatori. «Le buone preghiere del’Iran vi guideranno nel proseguimento di questo cammino», ha aggiunto Raisi. A congratularsi con l’undici iraniano, anche lo speaker del Parlamento, Mohammad Ghalibaf.  Clima ribaltato, insomma. Basti pensare che il combinato disposto tra la sconfitta contro l’Inghilterra e

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