Se fossi un docente di destra che ha votato Meloni, mi sarei pentito della mia scelta

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di Mario Pomini*

Se fossi un insegnante di destra che ha votato Giorgia Meloni e company, non sarei molto soddisfatto di questi primi passi del nuovo governo. La scuola e i docenti sono scomparsi rapidamente dal radar della politica. Tra le altre cose, la proposta fatta in campagna elettorale, anche dal centro-destra, di adeguare gli stipendi dei docenti alla famosa media europea è sparita sia nei discorsi dei leader che nei documenti ufficiali del governo. Incassato il voto di molti docenti, la destra sta mostrando le sue reali intenzioni che non sembrano certo quelle di valorizzare la scuola e la professione docente.

C’è stato, peraltro, un piccolo brivido: il cambio del nome del Ministero, prima semplicemente dell’Istruzione, ora dell’Istruzione e del Merito. C’era da aspettarsi che la nuova denominazione, così ardita e gagliarda, sollevasse un vespaio soprattutto a sinistra dove il merito in sé stesso non ha tanta considerazione, perché si ritiene che dietro l’ideologia del merito si nasconda la tradizionale giustificazione per i privilegi di ceto e di classe sociale.

Questo è evidente soprattutto nella società americana dove si

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