L’Italia non si fa sul divano, aprendo di tanto in tanto l’home banking per vedere se qualche bonifico arriva, magari quando testa, braccia e gambe funzionano. Ma nelle fabbriche, nelle imprese. In una parola, con il lavoro. Questo è il messaggio che manda il governo di Giorgia Meloni, al punto da essere pronto ad archiviare, almeno in parte, una lunga stagione di bonus e sussidi, resisi necessari dopo quasi tre anni di pandemia e nove mesi di crisi energetica e sconvolgimento dei prezzi.
L’obiettivo sarebbe una crescita duratura, strutturale, solida. La sola medicina in grado di sconfiggere recessione e malessere sociale. Federico Freni, sottosegretario al ministero dell’Economia in quota Lega, fresco di riconferma, in questi giorni è impegnato nella scrittura della manovra a Via XX Settembre, di concerto con il ministro Giancarlo Giorgetti. E a Formiche.net spiega dove, quando e perché mettere le mani per riportare l’Italia e le sue industrie nel giusto posto in Europa e nel mondo. A cominciare dai conti pubblici.
Sottosegretario, dalla Nadef appena licenziata dal governo sembra emergere quella prudenza che lo
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