A 48 anni da legge su aborto quello farmacologico possibile solo in 4 regioni

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ROMA, 19 MAG – L’aborto senza ricovero è oggi possibile solo nel Lazio, in Emilia-Romagna, nelle province autonome di Bolzano e di Trento e, da poche settimane anche in Campania. Lo evidenzia, in occasione dell’anniversario della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, approvata il 22 maggio 1978, l’Associazione Luca Coscioni che lancia la campagna “Aborto senza ricovero”, per garantire alle donne “il diritto di scelta e l’appropriatezza delle prestazione sanitarie”.

Il ricovero per l’aborto farmacologico, ricordano dall’associazione, non è necessario, non aumenta la sicurezza della procedura e comporta, oltre a uno spreco di risorse per il servizio sanitario regionale, un potenziale rischio di infezioni che dovrebbe essere evitato. Il secondo farmaco può essere assunto a casa, se la donna lo richiede ma in diverse Regioni questa modalità non è ancora garantita. In Toscana, sottolinea l’associazione, “sono previste tre visite separate in struttura sanitaria invece di un percorso più semplificato, e non è possibile l’assunzione del secondo farmaco nei consultori né a casa. Sulla carta è possibile anche in Umbria. Nelle altre Regioni non è possibile.

In Lombardia l’aborto farmacologico in day hospital costa più del chirurgico: 1.246 euro il primo, 952 il secondo”. La campagna nasce per sollecitare l’adozione, a livello regionale, di procedure chiare e uniformi che rendano applicabili le disposizioni già previste in Italia dal 2020 in materia di interruzione volontaria di gravidanza farmacologica in ambulatorio o consultorio, inclusa la possibilità di autosomministrazione del secondo farmaco a casa. “Ci auguriamo che sarà presto possibile ovunque. Perché i diritti non dovrebbero dipendere dalla Regione in cui viviamo”, commentano le consigliere generali dell’associazione Anna Pompili e Chiara Lalli, e la vice segretaria Mirella Parachini.

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