MILANO – Gli aeroporti europei potrebbero trovarsi a breve ad affrontare una carenza “sistemica” di carburante per aerei, con possibili ripercussioni su voli, turismo ed economia. Il nodo centrale resta la riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale.
A lanciare l’allarme è ACI Europe, l’associazione che rappresenta gli aeroporti dell’Unione europea, secondo quanto riportato dal Financial Times. In una lettera indirizzata al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, il settore aeroportuale ha evidenziato come le riserve di carburante si stiano progressivamente esaurendo, mentre l’impatto delle attività militari nella regione continua a mettere sotto pressione le forniture.
Nel documento si sottolinea la necessità di un monitoraggio costante e di un intervento proattivo da parte dell’Unione europea. Il rischio, secondo ACI Europe, è concreto: senza una ripresa significativa e stabile del transito nello Stretto di Hormuz entro le prossime tre settimane, la carenza di carburante potrebbe diventare una realtà diffusa in tutta l’Ue.
Le preoccupazioni aumentano in vista della stagione estiva, periodo cruciale per il traffico aereo e per l’intero comparto turistico europeo. Il trasporto aereo rappresenta infatti un pilastro fondamentale per molte economie del continente, e eventuali interruzioni o riduzioni dei voli potrebbero avere effetti a catena su viaggiatori, imprese e destinazioni.
Segnali di tensione arrivano anche da altri Paesi: in alcune aree dell’Asia, come il Vietnam, sono già state avviate misure di razionamento del carburante, a dimostrazione di un quadro internazionale sempre più fragile sul fronte energetico.
In questo contesto, l’evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz sarà determinante per evitare una crisi che potrebbe incidere pesantemente sulla mobilità aerea europea nei mesi più importanti dell’anno.


