Caso “Le 5 Forchette”: per la DDA nel ristorante si riciclavano i soldi del clan Senese

Sotto inchiesta Mauro e Miriam Caroccia: l'accusa è di aver reinvestito i proventi della Camorra nella società di cui è stato socio l'ex sottosegretario Delmastro

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ROMA – Nuove e pesanti ombre si addensano sulla società “Le 5 Forchette Srl”, l’impresa che gestiva il ristorante Bisteccheria d’Italia di via Tuscolana a Roma. Secondo gli atti della Direzione Distrettuale Antimafia, la società sarebbe stata utilizzata per ripulire il denaro sporco del clan Senese, una delle organizzazioni criminali di stampo camorristico più radicate nella Capitale.

Riciclaggio e intestazione fittizia

Al centro del procedimento penale figurano Mauro Caroccia e la figlia Miriam, indagati per riciclaggio e intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di aver agito per agevolare un’associazione mafiosa. Secondo il capo d’imputazione, i due avrebbero “trasferito e reinvestito” nella Srl capitali illecitamente accumulati negli anni dal gruppo guidato dal boss Michele Senese. L’obiettivo dell’operazione, avviata nel dicembre 2024, sarebbe stato quello di permettere al clan di rafforzare la propria posizione economica sul territorio romano attraverso il controllo di attività commerciali legali.

Il legame con la politica

Il caso ha assunto una forte rilevanza politica a causa dei soci della Srl. In passato, infatti, quote della società sono state detenute da Andrea Delmastro, ormai ex sottosegretario alla Giustizia, che possedeva il 25% del capitale. Delmastro, finito al centro di aspre polemiche e oggetto di richieste di dimissioni da parte delle opposizioni, ha sempre sostenuto di aver ceduto le proprie quote non appena appreso del curriculum criminale di Mauro Caroccia. Nonostante la difesa della premier Giorgia Meloni, che ha parlato di una “leggerezza” dell’esponente di Fratelli d’Italia, il caso è approdato in Commissione Antimafia.

Gli interrogatori a Piazzale Clodio

Gli inquirenti ritengono che la giovane Miriam Caroccia, allora appena diciottenne, fosse in realtà una prestanome del padre Mauro, già condannato in via definitiva per aver favorito il clan Senese. Per metà settimana sono previsti i primi interrogatori a Piazzale Clodio, dove i magistrati cercheranno di fare ulteriore luce sulla rete di complicità che ha permesso al clan di infiltrarsi nel tessuto economico della periferia romana.

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