L’appuntamento con il cambio dell’ora è ormai alle porte, ma potrebbe essere uno degli ultimi. Lo scorso 11 marzo, la Commissione Attività Produttive della Camera ha dato ufficialmente il via libera a un iter che punta a valutare l’introduzione dell’ora legale permanente in Italia. L’indagine conoscitiva, che dovrà concludersi entro il 30 giugno, punta a mettere fine al balletto semestrale tra ora solare e legale, una questione che da anni divide l’opinione pubblica e la politica europea.
La proposta nasce da un’iniziativa presentata a novembre, spinta con forza dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), da Consumerismo No Profit e dal deputato Andrea Barabotti (Lega). L’obiettivo è analizzare nel dettaglio gli effetti e le ricadute della misura su tutto il territorio nazionale attraverso una serie di audizioni che coinvolgeranno istituzioni, esperti del settore energetico e associazioni di categoria.
Il motore principale della discussione è la crisi energetica. Secondo le stime della Sima, mantenere l’ora legale tutto l’anno permetterebbe di guadagnare un’ora di luce naturale al pomeriggio, riducendo drasticamente il consumo di energia elettrica per l’illuminazione.
- Meno emissioni: Un minor consumo energetico si traduce in un taglio netto delle emissioni di CO2, favorendo gli obiettivi di sostenibilità ambientale.
- Taglio in bolletta: Per le famiglie e le imprese italiane, il risparmio stimato potrebbe toccare centinaia di milioni di euro ogni anno.
Nonostante i vantaggi economici, la misura presenta delle criticità. Se da un lato l’ora legale permanente eliminerebbe i disturbi del sonno e lo stress tipici del “jet-lag” da cambio d’ora, dall’altro alcuni esperti sollevano dubbi sul ritmo circadiano. Durante l’inverno, infatti, l’ora legale porterebbe a un’alba molto ritardata (in alcune zone d’Italia dopo le 8:30 del mattino), costringendo studenti e lavoratori a iniziare la giornata al buio pesto.
Entro giugno, la Commissione Attività Produttive presenterà i risultati dell’indagine, incrociando i dati nazionali con quelli europei (ricordiamo che l’UE ha già lasciato libertà di scelta ai singoli Stati membri fin dal 2019, senza però arrivare a una decisione coordinata).
Se il responso sarà positivo, il Parlamento potrebbe procedere con una norma legislativa per rendere il fuso orario unico e definitivo, segnando una svolta storica per le abitudini degli italiani.






