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Benzina: scatta la corsa al confine: tutti in Slovenia, il pieno costa meno

L'escalation in Iran infiamma i prezzi, ma oltre la frontiera le accise ridotte salvano il portafoglio degli italiani.

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Non è più solo una questione di abitudine, ma di necessità. Con il conflitto in Iran che ha messo le ali alle quotazioni del petrolio, il prezzo dei carburanti in Italia è tornato a mordere il freno, spingendo migliaia di automobilisti verso una soluzione drastica: il “turismo del pieno”. Da Trieste a Gorizia, le colonne di auto dirette in Slovenia si allungano di ora in ora, trasformando i distributori oltreconfine in veri e propri assediati.

Il motivo è puramente economico. Mentre i cartelloni italiani sfiorano vette preoccupanti, Lubiana ha scelto una strategia opposta. Il governo sloveno ha infatti deciso di intervenire con una riduzione delle accise, mitigando l’onda d’urto degli aumenti internazionali e garantendo prezzi sensibilmente inferiori rispetto a quelli praticati nel Belpaese. Il risparmio per ogni rifornimento può superare i 15-20 euro, una cifra che giustifica ampiamente i chilometri percorsi. 

«In Italia è diventato insostenibile», commentano gli automobilisti in coda. La psicologia del risparmio vince sulla distanza: molti non si limitano a riempire il serbatoio, ma portano con sé taniche omologate per scortare quanta più benzina possibile. Un fenomeno che, se da un lato svuota le casse dei distributori di confine italiani, dall’altro evidenzia la fragilità di un mercato energetico legato a doppio filo alle tensioni in Medio Oriente. Finché le accise italiane resteranno tali e i venti di guerra non si placheranno, la rotta verso la Slovenia resterà l’unica via di fuga per molti portafogli.

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