L’inchiesta che ha scosso i vertici della sanità e della burocrazia siciliana ha portato alla luce un presunto intreccio tra politica, amministrazione e criminalità organizzata.
Salvatore Iacolino, nominato solo una settimana fa come nuovo direttore generale del Policlinico “Gaetano Martino” di Messina, è ufficialmente indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Secondo gli inquirenti, Iacolino avrebbe messo a disposizione di Carmelo Vetro, ritenuto il boss di Favara, la propria influenza e i contatti maturati durante la sua lunga carriera politica, che lo ha visto impegnato sia all’Assemblea Regionale Siciliana che al Parlamento Europeo. Le perquisizioni sono state estese anche ai suoi uffici presso il nosocomio messinese e alla sua abitazione.
Nell’ambito dello stesso blitz, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), è finito in manette Giancarlo Teresi, dirigente del dipartimento Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana. L’accusa per Teresi è di aver intascato tangenti in cambio del favoreggiamento di aziende vicine ai clan per l’ottenimento di appalti pubblici. Le indagini descrivono un sistema in cui il dirigente regionale avrebbe agito come ponte per agevolare gli interessi economici della mafia di Favara nel settore delle opere pubbliche.
Il blitz è scattato all’alba del 10 marzo 2026 e ha coinvolto diverse località tra Messina, Palermo e Agrigento. Al centro dell’inchiesta ci sarebbero favori sistematici, regali e passaggi di denaro utilizzati per “oliare” i meccanismi burocratici regionali a vantaggio di soggetti legati a Cosa Nostra. La vicenda riapre il dibattito sulla trasparenza delle nomine dei manager sanitari e sulla pervasività delle organizzazioni criminali all’interno delle istituzioni siciliane.






