Ankara ha annunciato il dispiegamento dei sistemi di difesa aerea Patriot nella provincia centrale di Malatya. La decisione segue l’intercettazione da parte della NATO di un secondo missile balistico iraniano nello spazio aereo turco. Il Ministero della Difesa turco ha confermato di essere in “costante consultazione con la NATO e i nostri alleati” per garantire la sicurezza dei confini nazionali, mentre l’Alleanza ha già rafforzato le misure di difesa missilistica nella regione.
Gli Emirati Arabi Uniti sono sotto attacco: il Ministero della Difesa di Abu Dhabi ha dichiarato che le proprie difese aeree stanno rispondendo a un’ondata massiccia di oltre 1.400 tra droni e missili lanciati dall’Iran contro infrastrutture civili.
In questo contesto, il presidente americano Donald Trump ha lanciato un avvertimento durissimo a Teheran: se l’Iran dovesse bloccare il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti colpiranno il Paese “20 volte più forte” di quanto fatto finora. La minaccia arriva mentre i Pasdaran dichiarano l’intenzione di bloccare le esportazioni di greggio finché durerà il conflitto.
Nonostante i venti di guerra, i canali diplomatici restano aperti. Si è tenuta una telefonata di circa un’ora tra il presidente Trump e il presidente russo Vladimir Putin, definita dalle fonti ufficiali come “costruttiva e aperta”. Il colloquio si è concentrato sulla necessità di una rapida soluzione in Iran e sulla possibile interconnessione con il dossier ucraino.






