Pordenone – Omicidio Ruoso, confessa l’ex collaboratore: agguato con un tubo di ferro sul pianerottolo

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PORDENONE – È stato un agguato preparato nei minimi dettagli quello che ha portato all’uccisione di Mario Ruoso, 87 anni, storico fondatore di TelePordenone. Per l’omicidio è stato fermato Loriano Bedin, 67 anni, collaboratore di lunga data dell’imprenditore, che dopo ore di interrogatorio ha confessato il delitto.

La Procura di Pordenone gli contesta omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla minorata difesa della vittima, legata all’età avanzata.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Bedin avrebbe pianificato l’azione con anticipo. Le telecamere di sorveglianza lo hanno ripreso mentre, ieri mattina all’alba, entrava nel condominio dell’imprenditore con un tubo di ferro lungo 71 centimetri.

L’uomo avrebbe raggiunto il settimo piano e atteso sul pianerottolo dell’attico che Ruoso uscisse di casa. Quando l’87enne ha aperto la porta, intorno alle otto del mattino, l’aggressore lo ha colpito alle spalle, facendolo cadere a terra. Nella caduta la vittima ha battuto la testa contro un tavolino, ma l’assalitore ha continuato a colpirla ripetutamente. Gli investigatori parlano di una vera e propria “mattanza”.

Dopo l’omicidio il 67enne avrebbe tentato di cancellare le tracce. Ha lanciato dalla finestra del pianerottolo il tubo di ferro nel giardino del condominio per non farsi vedere mentre usciva armato, recuperandolo poi all’esterno per gettarlo nel canale Brentella, dove è stato ritrovato dai vigili del fuoco.

Bedin si è quindi allontanato a piedi. L’auto era stata parcheggiata in precedenza vicino al cimitero comunale, a qualche isolato di distanza. Raggiunta la vettura, si sarebbe cambiato d’abito e avrebbe gettato i vestiti insanguinati nel torrente Meduna durante il tragitto verso casa.

Il piano, però, è crollato davanti alle prove raccolte dagli investigatori. Decisivo è stato il lavoro del medico legale Antonello Cirnelli, che già durante il primo esame sul corpo ha riconosciuto i segni evidenti di un’aggressione violenta, escludendo un malore.

A incastrare il sospettato sono state anche le telecamere di sorveglianza, che lo hanno ripreso mentre entrava nel palazzo con il lungo oggetto metallico. Il portone del condominio, guasto da tempo, era rimasto aperto.

Secondo la Procura, il movente sarebbe economico e legato a contrasti nella gestione della società che controllava l’emittente televisiva, oggi in liquidazione.

Il rapporto tra i due risaliva agli anni Ottanta: Bedin era stato assunto da Ruoso agli inizi dell’avventura di TelePordenone, diventando negli anni uno dei suoi collaboratori più stretti.

Il suo nome era già comparso in un’altra indagine: dalla scorsa estate risultava infatti indagato per un incendio dolosoche aveva danneggiato alcune auto di lusso nell’autosalone dello stesso Ruoso.

La confessione ha permesso di ricostruire con precisione un delitto che ha profondamente scosso la città di Pordenone. Ruoso, imprenditore nel settore automobilistico, era stato il fondatore e l’editore di TelePordenone, una delle prime televisioni private del Friuli Venezia Giulia e per anni punto di riferimento per il pubblico del Triveneto.

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