Una condotta che fa “orrore”, un’assenza di “resipiscenza” (pentimento, ndr”, le “inaudite sofferenze” inflitte a “l’essere umano più fragile e totalmente dipendente da lei”. Sono parole durissime quelle utilizzate dall’avvocato generale Lucilla Tontodonati, della Procura generale di Milano diretta da Francesca Nanni, nel ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello che ha ridotto da ergastolo a 24 anni la condanna per Alessia Pifferi, imputata per l’omicidio volontario della figlia Diana, morta nel luglio 2022 a meno di un anno e mezzo. Il ricorso, depositato alla Corte di Cassazione, chiede l’annullamento con rinvio della sentenza di secondo grado del 5 novembre scorso. La Corte d’Assise d’appello di Milano aveva escluso l’aggravante dei futili motivi e concesso le attenuanti generiche, ritenute equivalenti all’unica aggravante rimasta, quella del vincolo parentale, riducendo così la pena a 24 anni. Tra i motivi della riduzione, per i giudici di secondo grado, una presunta “lapidazione verbale” subita dall’imputata. Imputata che era stata già sottoposta a perizia psichiatrica su decisione della Corte d’Assise e che i giudici dell’appello hanno di fatto ripetuto. Con lo stesso risultato: capacità di
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