Fissare le ante aperte di un armadio letteralmente straripante di vestiti e sentire, con una paralizzante certezza, di non avere assolutamente “niente da mettere”. È una scena che si ripete in milioni di case, un paradosso quotidiano che genera una frustrazione palpabile. La reazione più istintiva? Cercare una via di fuga rapida. Ci si butta sul divano, si apre lo smartphone e si inizia a scrollare distrattamente sui social media. Tra un video e l’altro, l’algoritmo fa il suo dovere: ci propone il capo di tendenza del momento o il prodotto “miracoloso” sfoggiato dall’influencer di turno. Pochi tap, un acquisto d’impulso completato, e l’illusione temporanea di aver risolto il nostro problema di stile. Ma la realtà è ben diversa: il vuoto che cerchiamo di riempire non è nello scaffale, ma nella nostra percezione. Tanto più in questi giorni di Fashion Week, con le immagini delle sfilate che si impongono nei nostri feed martellandoci con i nuovi trend e instillando nel nostro inconscio un bisogno.
A decostruire scientificamente questa dinamica è una ricerca approfondita condotta da Vestiaire Collective in collaborazione con
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