Il principio del Made in Europe si tradurrebbe nell’introduzione di una quota minima di componenti di provenienza europea, con possibili ricadute negative sulla sicurezza stradale
3 Marzo 2026 – 13:00
L’imminente presentazione dell’Industrial Accelerator Act (IAA), prevista per domani 4 marzo 2026, segna una svolta protezionistica senza precedenti per l’Unione Europea. Al centro del provvedimento c’è la clausola del Made in Europe, anzi Made in UE, che impone quote minime di componentistica locale per l’accesso a incentivi e appalti pubblici. Se da un lato l’obiettivo è la sovranità industriale, dall’altro emerge un paradosso: questa mossa della Commissione rischia – a nostro giudizio – di compromettere la sicurezza stradale nel Vecchio Continente.
MADE IN UE: IL MURO DEI COSTI
Secondo le bozze circolate a Bruxelles, per essere considerata “europea” e beneficiare dei bonus statali, un’auto elettrica (BEV) o ibrida dovrà contenere tra il 70% e il 75% di componenti prodotti in UE (calcolati sul valore totale, batteria esclusa). Questa soglia è estremamente ambiziosa e comporta due effetti immediati sui prezzi.
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