Il Festival di Sanremo è una macchina complessa che viaggia sempre su due binari paralleli: da una parte la gara musicale, dall’altra l’inesauribile contorno di costume e polemiche. E anche in questa edizione 2026, condotta da Carlo Conti in un’anestetizzante modalità “velocizzata”, non si è fatta attendere la solita controversia mediatica. Il tema? I gioielli. O meglio, la loro ingombrante, costosissima e – secondo alcuni – troppo evidente riconoscibilità. Come sottolineato da Repubblica, tutto è iniziato ancor prima che si alzasse il sipario del Teatro Ariston, trasformando il tradizionale Green Carpet nel teatro della prima diatriba stagionale.
Il caso Sayf: 70mila euro di Tiffany e lo stereotipo del rapper
A innescare la miccia è stato Sayf. Il cantante si è presentato sul tappeto verde avvolto in un’abbondante pelliccia (curata dalla stylist Carlotta Aloisi), da cui facevano capolino pezzi di altissima gioielleria. Nello specifico: una collana, un bracciale e orecchini in oro giallo e diamanti, tutti inequivocabilmente appartenenti alla collezione Tiffany Titan firmata da Pharrell Williams per la celebre maison resa iconica da Audrey Hepburn.
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