Non più tardi di una settimana fa, Volodymyr Zelensky e soprattutto i leader europei immaginavano la giornata del 24 febbraio come un’occasione per ribadire l’unità tra Kiev e Bruxelles contro l’invasore russo. E il messaggio di apertura della conferenza stampa nella capitale ucraina, dove il capo dello Stato ha ospitato, tra gli altri, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e quello del Consiglio Ue, Antonio Costa, andava in quella direzione: “Sappiamo che non siamo soli. Grazie per il vostro sostegno e la vostra amicizia”, ha detto il leader ucraino.
Le dimostrazioni di serenità, se si fa eccezione per la ribadita promessa dell’Ue di stanziare fondi a favore dell’Ucraina, finiscono qui. Un po’ per le pressioni di Kiev che chiede certezze sul processo di adesione all’Ue che le garantirebbe, tra le altre cose, una bella fetta di fondi di coesione e anche un perimetro di sicurezza sul quale poter contare, ma soprattutto per la nuova azione ostruzionistica di Ungheria e Slovacchia che hanno deciso di bloccare il prestito da 90 miliardi fino a quando, ha spiegato il premier magiaro
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