“Ho visto il mio primo omicidio a nove anni e non ho provato niente. Anzi, forse attrazione”, aveva raccontato Luchè, definendola, “una dinamica di quartiere”, a One More Time Podcast. Nel suo passato l’artista partenopeo, Luca Imprudente all’anagrafe, ne ha viste di cotte e di crude. Un’infanzia e un’adolescenza trascorsa tra i vicoli di Marianella, un quartiere vicino a Scampia. Poi è arrivata la musica a svoltargli la vita. Prima, assieme all’amico e collega Ntò, coi Co’Sang. Il loro disco più significativo è “Chi more pe’mme”. All’interno del progetto i due rapper raccontano la vita e le difficoltà all’interno dei rioni partenopei. Luchè è riuscito ad affermarsi anche da solista. Celebri e riconosciuti sono, da pubblico, scena e critica, album come “Malammore”, “Potere” ed il più recente “Il mio lato peggiore”.
All’età di 45 anni è arrivato il momento del grande salto: la partecipazione al Festival di Sanremo 2026, sulle note del brano “Labirinto”. “Succede a tanti di sentirsi prigionieri in un labirinto, specie a chi ha un’anima sensibile – ha spiegato Luchè, a proposito del brano -. Quanto a
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