di Giovanna Muscetti
C’è una forza nello sport che non ha bisogno di dichiararsi. Non chiede spazio, non invoca eccezioni, non cerca protezione. Si manifesta solo quando conta davvero: nel momento della scelta, nella gestione dell’errore, nella capacità di restare lucidi mentre tutto intorno accelera. A Milano-Cortina 2026, questa forza ha assunto con chiarezza il volto delle donne.
Il medagliere racconta una storia più articolata di quanto suggeriscano i numeri isolati. L’Italia ha chiuso l’Olimpiade con 30 medaglie complessive, distribuite tra prove individuali e competizioni di squadra, attraversando discipline diverse e spesso lontane tra loro per linguaggio e dinamiche. Gli uomini hanno conquistato 36 medaglie totali (9 ori, 5 argenti, 22 bronzi), le donne 29 (10 ori, 8 argenti, 11 bronzi). Il divario numerico esiste, ma non è determinante. A colpire è piuttosto la qualità della distribuzione: le donne hanno firmato più ori, trasformando con maggiore frequenza le occasioni decisive in vittorie. Non è una questione di quantità, ma di densità competitiva.
Le atlete italiane dimostrano una competenza che va oltre la forza fisica. Gestiscono la gara, non la subiscono.
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