Cinque anni. Cinque anni sono trascorsi da quell’agguato lungo la route nationale 2 che da Goma, capoluogo del Nord Kivu (RdCongo), una delle regioni più instabili d’Africa, porta verso nord. Agguato in cui persero la vita l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere scelto Vittorio Iacovacci e l’autista del World Food Programme Mustapha Milambo. Un agguato presto derubricato a tentativo di rapina o rapimento finito male. Ma in questi cinque anni chi segue ilfattoquotidiano.it ha certamente letto le decine di articoli che abbiamo dedicato a questo dossier, principalmente a firma mia e di Gianni Rosini (chi vuole li può facilmente recuperare e leggere tutti), in cui pezzo pezzo abbiamo mostrato le troppe incongruenze e le macroscopiche falle di questa versione ufficiale.
Ricorderete forse che a Kinshasa un processo militare ha sommariamente condannato a morte sei congolesi, presunti esecutori materiali dell’imboscata (uno in contumacia) e che le famiglie e lo Stato italiano hanno chiesto di commutare la pena in ergastolo. Perché a quel processo lo Stato italiano era parte civile. Scelta che invece – inspiegabilmente – è stata caparbiamente rifiutata nel procedimento
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