C’è una scena che molti conoscono bene: una mangiatoia appesa al balcone, un liquido zuccherino che brilla al sole e un colibrì che arriva come una freccia, si ferma pochi istanti e poi scompare. Un gesto semplice, quasi affettuoso, che negli Stati Uniti coinvolge milioni di persone ogni anno. Eppure, proprio questa abitudine quotidiana sta contribuendo a qualcosa di molto più grande: l’evoluzione dei colibrì influenzata dall’uomo, qui e ora.
La domanda è tanto banale quanto potente: cosa accade quando gli animali selvatici trovano una fonte di cibo costante, facile e sempre disponibile? Continuano semplicemente la loro vita di sempre oppure, col tempo, quella comodità inizia a lasciare un segno più profondo?
Un gruppo di ricercatori della University of California, Berkeley ha deciso di andare fino in fondo a questa domanda, scegliendo una specie simbolo della convivenza con l’uomo: l’Anna’s hummingbird, nome scientifico Calypte anna. Un colibrì che, invece di scomparire sotto la pressione dell’urbanizzazione, sembra aver trovato il modo di prosperare proprio accanto a noi.
Un colibrì che cresce dove crescono le città
Chi ha visitato la costa occidentale
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