C’è sempre un momento, a dicembre, in cui succede. Non importa quanto tu sia equilibrato, consapevole o “vaccinato” contro i social: apri Instagram quasi distrattamente e, nel giro di pochi minuti, ti ritrovi immerso in una sequenza ordinata di sorrisi, tavole apparecchiate con gusto, famiglie apparentemente armoniche e atmosfere così perfette da sembrare leggermente irreali.
Tu, nel frattempo, sei sul divano, magari anche sereno, ma non attraversato da quell’entusiasmo cinematografico che sembra pervadere tutti gli altri. Stai bene, sì, ma non così. E senza nemmeno accorgertene, comincia a farsi strada una domanda sottile, mai troppo esplicita, ma insistente: possibile che a Natale io non riesca a sentirmi come dovrei?
Quando non è tristezza, ma semplice confronto sociale che lavora in sottofondo
Il punto è che, molto spesso, non si tratta di tristezza vera e propria. Non c’è necessariamente un dolore definito o un evento negativo. C’è piuttosto un confronto continuo, silenzioso, quasi automatico, che si attiva senza chiedere il permesso.
La psicologia sociale lo spiega da tempo: confrontarsi con gli altri è un bisogno umano di base. Leon Festinger, già


