Se qualcuno mi avesse detto che mio figlio è uscito di casa per andare ad ammazzare di botte un suo coetaneo, non gli avrei creduto. Troppo un bravo ragazzo, è nella cerchia giusta, va bene a scuola, ha interessi, siamo una famiglia medio borghese.
È quanto probabilmente pensano quasi tutti i genitori che oggi scrollano le notizie e leggono dell’arresto di quei “ragazzi perbene” di Monza che hanno massacrato un 22enne per 50 euro. “Il mio non l’avrebbe mai fatto”. Sicuri?
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“Disumana indifferenza” hanno sentenziato i magistrati in queste ore, per descrivere il modo in cui hanno agito quei cinque orchi. Cinque ragazzi cresciuti in un quartiere di villette e palazzine, di famiglie di persone “a modo”, professionisti. Ragazzi normali, direbbero i più.
Ma dov’è la normalità? Chi delinea il confine tra chi massacra l’altro perché conduce una vita da criminale e chi massacra l’altro per noia o per pochi euro? Non lo si trova più, quel confine, se nemmeno più
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