Una imposizione che non solo rovina l’industria della pesca già al collasso, ma cancella anche uno degli ultimi spazi rimasti dove gli abitanti di Gaza possono respirare, fare il bagno e dimenticare brevemente la devastazione quotidiana che li circonda
16 Luglio 2025
Immagina che, mentre vai verso la spiaggia – costume, ciabatte e ombrellone sotto a un braccio – qualcuno ti dicesse che no, su quel pezzo di terra e in quel mare, infinito e di nessuno, non ci puoi più mettere piede. Immagina se ti dicessero che d’ora in poi quel mare splendido della tua città o del tuo luogo del cuore sia una “no-go zone”, dove non puoi più andare a nuotare o a pescare.
È quanto sta accadendo a Gaza. Anche questo, sì. Qui, in questa striscia di terra che viveva anche di mare, è stato negato anche questo, forse ultimo baluardo di una parvenza di libertà.
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