Convivenza: decisione romantica e coraggiosa, ma spesso sottovalutata: le giuste domande prima di fare il grande passo aiutano a prevenire conflitti, rispettare i propri spazi e costruire una relazione sana
@Canva
C’è un momento, più o meno romantico, più o meno lucido, in cui ti ritrovi davanti al Sacro Graal della vita di coppia: la convivenza. È un po’ come comprare casa con un perfetto sconosciuto che però conosce a memoria tutte le tue paranoie. Quindi sì, andare a convivere è un gesto d’amore, ma anche un atto politico, economico, psicologico e vagamente masochista.
Quando si decide di andare a convivere, il cuore batte forte e la testa si riempie di immagini poetiche: colazioni insieme, divano condiviso, piante da innaffiare a turno. Poi succede la vita vera: calzini ovunque, bollette da dividere e discussioni sul perché sì, la lavastoviglie è stata creata per lavare i piatti e va caricata.
La verità? Andare a convivere è un gesto d’amore, certo, ma anche una prova di maturità emotiva, organizzativa e psicologica. Ecco perché
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