Il titolare della Farnesina, senza citare il segretario della Lega, sottolinea l’importanza di «pesare, ponderare e calibrare ogni parola»
La crociata contro i giudici di Matteo Salvini travalica i tribunali italiani e arriva fino alla Corte penale internazionale. Il vicepremier leghista se ne infischia del mandato d’arresto emesso per Benjamin Netanyahu e ricorda al premier israeliano che «sarebbe il benvenuto se venisse in Italia». Salvini delegittima anche i magistrati della Corte dell’Aia: «È evidente che sia una scelta politica dettata da alcuni Paesi islamici che sono la maggioranza in alcune istituzioni internazionali». Queste parole, pronunciate all’indomani della notizia che Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant sono diventati passibili di arresto qualora entrassero in Italia, sono state censurate


