Nell’antico villaggio polacco di Pień, Zosia venne sepolta con un falcetto per impedirne la resurrezione: grazie a tecnologie moderne, la giovane riacquista un volto, ricordando al mondo la crudeltà di un passato governato dalla paura e dalle superstizioni
©Nicolaus Copernicus University/Oscar Nilsson.
Nel nord della Polonia, secoli fa, una giovane donna venne sepolta in un modo tanto singolare quanto macabro: con un falcetto di ferro premuto alla gola e un lucchetto sul piede. Questa misura estrema rifletteva la convinzione radicata nella comunità locale che la donna, ora conosciuta come Zosia, potesse tornare dalla morte. I dettagli del suo funerale rispecchiano la paura di un’epoca in cui la gente temeva le “strige” o vampiri, figure legate a leggende e superstizioni.
Gli abitanti del villaggio di Pień, nel XVII secolo, vivevano sotto l’ombra di carestie, pestilenze e guerre, un contesto che alimentava la credenza nel soprannaturale e nella necessità di prevenire possibili resurrezioni malvagie. La scelta di un falcetto e di un lucchetto non era casuale: il primo avrebbe dovuto decapitarla se avesse tentato di rialzarsi, mentre il secondo,
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