Un nuovo preoccupante report di Greenpeace rivela la contaminazione da PFAS del pesce italiano. Le analisi mostrano livelli allarmanti di PFOS in diverse specie ittiche pescate in Toscana, Calabria e Friuli-Venezia Giulia, livelli che in alcuni casi superano anche le soglie di tolleranza stabilite dalle autorità sanitarie europee
Finora, l’attenzione sulla contaminazione da PFAS si è concentrata sulle acque potabili, sui prodotti agricoli e sugli oggetti di uso comune (pensiamo ad esempio alle padelle antiaderenti), considerati i principali veicoli di esposizione per la popolazione. Ma un nuovo report di Greenpeace punta ora il dito su un’altra fonte di esposizione ai PFAS: il pesce che portiamo in tavola.
Per chi ancora non ne avesse sentito parlare, facciamo una breve premessa sui PFAS. Si tratta di composti poli e perfluoroalchilici, sostanze chimiche di sintesi altamente persistenti e bioaccumulative, utilizzate in larga misura dall’industria per la loro capacità idro e oleorepellente. Utili a fini commerciali non c’è dubbio, il problema è però che i PFAS tendono ad accumularsi nell’ambiente e, da tempo, hanno iniziato a contaminare anche la catena alimentare.
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